Lissone, incontro tra Rocchi, telecronisti ed ex arbitri

Mercoledì 15 dicembre.
Alle ore 10 è in programma un lungo workshop presso quello che è genericamente denominata la sala VOR centralizzata, il luogo nel quale operano VAR ed AVAR durante le partite di Serie A e Coppa Italia (non ancora per le gare di Serie B per le quali esistono ancora alcuni piccoli problemi tecnici che saranno risolti entro la fine della presente stagione).

In realtà la sede di Lissone (denominata International Broadcast Center), costruita in pochi mesi a partire dalla scorsa estate, è un gioiellino tecnologico all’interno del complesso delle EI Towers: sala riunioni, cabine VAR, uffici, schermi ovunque. L’attenzione alla modernità si nota anche in piccoli particolari, come le bottigliette d’acqua in materiale completamente riciclabile (latta) al posto della plastica.

Girare per l’IBC è una continua sorpresa: personale gentilissimo e disponibile, attento ad ogni necessità degli ospiti.

Naturalmente, però, la questione “turistica” ha un ruolo marginalissimo nel contesto di una giornata che è stata salutata come un’innovazione forse attesa, forse necessaria ma senza dubbio sorprendente.

Programma rigido ma, come spesso accade in questi casi, è stato stravolto dalla partecipazione attiva dei presenti che hanno portato ad uno slittamento del calendario ipotizzato. Tanto per fare un esempio: è stata del tutto saltata la pausa a metà mattinata ed il pranzo è “scivolato” dalle 13 alle 14.15.

Al di là dei saluti istituzionali (che, con buona pace della diplomazia, salterei a piè pari in ogni circostanza perché non aggiungono praticamente nulla a giornate come questa), interessante è stata l’introduzione del responsabile della Lega di Serie A Lorenzo Dallari, per tutto il giorno sempre in prima linea per far sentire gli ospiti a casa loro. Due filmati di breve durata con il timelaps della costruzione del Centro e la vita di ogni giorno all’interno dello stesso durante le partite di Serie A: l’arrivo degli ufficiali di gara designati nel ruolo di VAR ed AVAR, il lavoro all’interno delle cabine di “controllo”, tutto ciò che ruota attorno ad una partita di calcio.

Qualche novità particolare per il sottoscritto?
Beh, in realtà tutto.
Avete presente un bambino che si trova all’interno di un centro commerciale allestito per Natale? Più o meno ho avuto la medesima sensazione.
Potrà sembrare quasi infantile quel che sto per scrivervi ma è esattamente quel che mi è accaduto.
A questa tipologia di incontri con la carta stampata ho partecipato decine di volte nel passato ma sempre dalla parte opposta.
Per la prima volta sono stato invitato dall’AIA a partecipare ad un workshop di questo genere, ad ascoltare non più con la visione puramente arbitrale (che, peraltro, non riesco e non voglio superare) ma come persona che deve raccontare al pubblico quel che accade in campo.
Sembrerà banale ma non lo è per niente: prima incontravo i giornalisti ed i tele/radiocronisti con una sorta di curiosità per dare un volto alle voci, in questa circostanza mi sono presentato all’IBC per ascoltare indicazioni utili per meglio descrivere quel che facevo in campo fino a qualche anno fa.
E’ stato emozionante (perché sì, ci si emoziona anche a 49 anni) immergersi in una nuova dimensione dello sport, nella veste di commentatore esterno di un mondo che ho vissuto per due decenni.

La prima parte della giornata è stata guidata da Gianluca Rocchi che, come sapete tutti, dal 3 luglio scorso è il nuovo designatore della CAN al posto di Nicola Rizzoli.
Il primo punto da sottolineare è proprio su questo argomento: Rocchi non ha mai svalutato, nemmeno in un passaggio della giornata, il lavoro svolto da Rizzoli. Giusto che sia così: Rizzoli ha certamente commesso degli errori (ne abbiamo già abbondantemente parlato in queste pagine, non è il caso di tornarci) ma sarebbe sbagliato (come letto da più parti) limitare la visione del suo operato alle criticità. Ci sono stati passi in avanti che anche oggi Rocchi sfrutta, in continuità col passato.
Ovvio che ci siano delle differenzi notevoli: se tutto fosse identico a prima, non ci sarebbe stato alcun senso nel modificare completamente l’organigramma della commissione della CAN.

La prima parte della giornata è stata incentrata su una serie di episodi accaduti nelle prime 16 giornate (nulla relativamente alla 17esima giornata non per motivi misteriosi ma perché non c’è stato materialmente tempo per elaborare ed inserire quel che di interessante è accaduto durante l’ultimo turno di campionato).
L’aspetto più meritevole è certamente l’aver ammesso, in termini di assoluta trasparenza, alcuni errori commessi dagli arbitri in questo periodo iniziale della stagione.
Una piccola critica mi sia consentita (e scrive l’arbitro che è ancora in me, non certo il commentatore): molti degli episodi considerati errori in realtà non sono tali, perché si tratta di fattispecie sulle quali è aperta la discussione (un esempio su tutti: il terzo gol annullato al Torino in Torino-Genoa, per un fallo di Djidji su Vazquez ad inizio azione prima della segnatura di Linetty con deviazione dello stesso Vazquez). Per quanto mi riguarda, in particolare, continuo a non considerare un errore l’OFR per l’infrazione ad inizio azione perché è una valutazione che si pone al limite tra oggettività e soggettività, come tale non inquadrabile come appartenente alla categoria dell’errore o della giusta scelta di VAR ed arbitro di campo.
Ma proprio questa apertura a considerare come errore un episodio che avrebbe potuto facilmente essere classificato come “zona grigia” è la miglior descrizione dell’apertura mediatica alla discussione da parte dell’AIA, senza ricercare strane teorie relative al supportare una scelte del campo o dei varisti in merito ad una fattispecie complicata.

Naturalmente, e come era facile attendersi, un capitolo più ampio è stato dedicato all’ormai famoso episodio finale di Inter-Juventus, con il rigore assegnato agli ospiti per il “fallo” di Dumfries su Alex Sandro.
Come era abbastanza facile prevedere (ed io stesso lo avevo detto in più di una occasione), l’audio tra Mariani e Guida ha svelato il mistero che mistero non era mai stato: l’OFR è stata consigliata perché Mariani ha visto qualcosa che non era mai accaduto, cioè una deviazione del pallone da parte del difensore dell’Inter che, in realtà, era stato anticipato da Alex Sandro.
Per tal motivo l’OFR è stata giudicata da Rocchi e dalla commissione come corretta perché effettivamente siano di fronte a quel che viene definito un “serious missed incident” nonostante Mariani fosse in controllo dell’azione.
Sulla procedura nulla da eccepire, era esattamente quel che mi aspettavo di sentire.
Ma, dato che questa non è una rubrica di sostegno incondizionato all’opera di una persona che personalmente stimo enormemente come Rocchi, ciò non cambia di una virgola il mio pensiero in merito: continuo a pensare che il punto non sia tanto la legittimità dell’OFR per il “serious missed incident” quanto la sostenibilità che quel contatto possa essere considerato come un’infrazione.
Come è giusto che sia, anche dopo la visione integrale di quanto accaduto e dei vari passaggi che hanno portato all’assegnazione del calcio di rigore, rimango dell’idea che non siamo di fronte ad un fallo evidente (dato che quel contatto può essere legittimamente visto come un’infrazione o meno) ma ad un episodio che può essere interpretato soggettivamente sulla base della percezione personale del gioco.
Nessun problema ad ammettere un errore, per carità: solo chi rimane fermo sempre non sbaglia mai.
Il concetto è un po’ differente: per quanto sia stata offerta una lettura, continuo a pensare che non fosse un episodio da OFR e che quel contatto non andasse considerato come punibile. Ma è altrettanto vero, come ho detto chiaramente nel post partita, che è più che plausibile un’interpretazione differente su una fattispecie che rimane, in ogni caso, in una zona grigia nella quale ogni scelta avrebbe portato a discussioni infinite (che, è facile prevederlo, torneranno più volte anche nei prossimi anni).

Dopo le interviste di rito (a cui, ovviamente, non ho partecipato perché non ho alcuna intenzione di svolgere una professione che non esercito, dato che non sono un giornalista) e un pranzo leggero, la seconda parte dell’incontro è stata quella più interessante: la visione di Verona-Empoli, ottavo di finale di Coppa Italia ad eliminazione diretta, con l’audio integrale ed in diretta della sala VOR. Arbitro il promettente Dionisi de L’Aquila, VAR Irrati.
Se scrivessi che ho sentito qualcosa che non mi aspettavo, sarei oggettivamente ipocrita. Grazie alla mia “passionaccia” per questo sport, sapevo esattamente quel che avrei ascoltato ma spesso ci si sorprende delle reazioni di chi, invece, non aveva un’idea completa della metodologia con cui si lavora in sala VOR: il contatto diretto e costante con l’arbitro di campo, la meticolosità nel porre attenzione ad ogni particolare, anche il più insignificante, la velocità nel valutare le posizioni di fuorigioco o meno, le comunicazioni infinite tra arbitro, assistenti e quarto ufficiale in campo.
Una gara, per certi versi, anche fortunata: nei 93 minuti di gioco è successo veramente di tutto: un check su un fallo fischiato al limite dell’area (valutato bene per pochi centimetri), un rigore assegnato con OFR per un tocco di mano punibile in area veronese, un cartellino rosso confermato (che bravo Dionisi in questa circostanza!), un gol/non gol (in Coppa Italia non è prevista la GLT, Goal Line Technology, ma il controllo è demandato al VAR che ha tutti gli strumenti per accertarsi che il pallone abbia o meno oltrepassato la linea di porta), sette reti tutte sottoposte a check (come normale che sia), una rete annullata per fuorigioco (ben individuato sul terreno di gioco dal primo assistente).
Insomma: se non fosse stata in diretta, sarebbe stato difficile proporre una gara più interessante proprio in merito a quel che si voleva proporre, cioè l’utilizzo della tecnologia con i dialoghi aperti.

Una delle note più curiose è rappresentato dall’intervento di un famoso giornalista a fine partita, nel commento con Rocchi su quel che avevamo visto: “dopo aver “sentito” questa gara, ho completamente cambiato idea sul VAR a chiamata, non servirebbe a niente”.
Ecco un tema interessante.
Un giornalista, da sempre molto attento alla questione VAR, che ha cambiato idea su un argomento molto dibattuto per il sol fatto di aver anche “ascoltato” una partita, non solo avendola vista.
Personalmente credo che l’AIA dovrebbe proporre a chiunque la visione di questa sorta di “esperimento”, naturalmente pubblicando il video integrale sui propri canali social, proprio per consentire a tutti di rendersi conto di come lavorino i VAR: molti cambierebbero idea non solo sul challenge (sul quale rimango possibilista sebbene molto meno convinto di prima, sono onesto…) ma soprattutto sulla professionalità degli arbitri.
Su quest’ultimo argomento non ho mai avuto dubbi ma, conoscendo discretamente l’ambiente in cui si discute questo splendido sport, la visione diretta da parte degli appassionati potrebbe essere un bel passo in avanti nella condivisione della trasparenza.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati. Da questa stagione è talent arbitrale per DAZN.

(Foto Getty/Emilio Andreoli)

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