- Luca Marelli
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Domenica sera abbiamo potuto goderci la magnifica prestazione di Fabio Maresca, impegnato nel primo, grande, reale big match in carriera.
Nonostante la posizione in classifica deficitaria del Milan ed una caduta qualitativa che non pare aver mai fine, l’appuntamento con la Juventus viene sempre circolettato, non solo dai tifosi ma anche dal designatore della CAN A, ben consapevole che, nonostante la differenza di punti, non sarà mai un appuntamento come gli altri.
Leggere commenti negativi sulla prova offerta dal napoletano è la normalità: se dovessimo andar dietro alla cialtronaggine imperante nelle trasmissioni televisive, non esisterebbe una singola partita priva di errori gravi, di scandalose decisioni, di incredibili sviste.
É il degrado dell’informazione, spesso veicolata da anonimi ex allenatori di terza categoria o folkloristici personaggi non in grado di mettere in fila soggetto e verbo per comporre una frase di senso compiuto o che, quanto meno, abbia un minimo di sensatezza.
D’altronde questa è la logica del contenitore tematico: riempire ore ed ore di diretta con quello che si trova, preferibilmente evitando di spendere anche un solo centesimo. Personaggi di mediocre cultura, esperienza insignificante e capacità analitiche pari a quelle della mia giovane gatta si scannano in diretta, spesso senza dire nulla di interessante.
Ovviamente, in un quadro così deprimente, non è nemmeno pensabile che questa variegata umanità possa conoscere non solo il regolamento ma addirittura la basi minime per poter giudicare un arbitro.
E così assistiamo a tristi elencazioni di presunti errori, equiparando il valore di Juventus-Milan ad una qualsiasi partita di prima categoria, l’esperienza massima di certi esperti.
Giudicare una partita non è certo facile.
Allo stesso tempo non è certo un caso che persone che hanno avuto esperienze a quei livelli non abbiano avuto alcuna esitazione nel definite eccellente la prestazione di Maresca (mi viene in mente Giuseppe Bergomi nel dopopartita di Sky).
Certo, sono opinioni sulle quali non è nemmeno corretto soffermarsi perché c’è assoluta libertà di sostenere quel che si pensa.
E’ anche vero che, giusto un anno fa, qualcuno ha annunciato l’abolizione della povertà ma, oggettivamente, chi ha creduto ad una sciocchezza del genere avrebbe quantomeno bisogno di passare qualche ora in silenzio riflettendo sulle proprie capacità di interpretare la realtà.
Ora come allora, affermazioni di persone che si trovano a comunicare senza avere avuto l’esperienza minima per poter anche solo comprendere l’argomento di cui si occupano.
Cattiveria?
No, semplicemente una constatazione, senza alcun riferimento a specifiche reti televisive o pseudopersonaggi (alcuni dei quali, non lo nego, stimo personalmente anche se non capiscono nulla di arbitri e regolamento).
Maresca è la dimostrazione che, anche in Serie A ed anche in un momento immediatamente precedente ad una grande soddisfazione personale (la promozione al ruolo di internazionale che arriverà il prossimo 1 gennaio 2020, prendendo il posto di Gianluca Rocchi, probabilmente al passo d’addio con Repubblica Ceca – Kosovo), non si smette mai di migliorare, di lavorare sui propri difetti e di offrire prestazioni più soddisfacenti man mano che passano le stagioni.
Uno dei grandi difetti di Maresca negli anni scorsi è stato rappresentato da una predisposizione ad eccessiva rigidità nel rapporto coi calciatori, ciò che lo portava a frequenti provvedimenti disciplinari per proteste, queste ultime dovute a mancanza di empatia con i giocatori.
Negli anni, passo dopo passo, giorno dopo giorno, tentativo dopo tentativo, Maresca ha acquisito anche questa sicurezza comportamentale tanto da offrire, domenica sera, segnali eccellenti e molto incoraggianti (perché ha ancora ampi margini di miglioramento).
Che poi siano mancate una o due ammonizioni, per dirla in francese, chi se ne frega: lasciate ad altri giudicare una prestazione in base a questi particolari. Un arbitro non solo di nome ma anche di fatto è ben consapevole che giudicare in questo modo una prestazione è banalizzante, nel senso che chi si lascia andare a giudizi così superficiali non ha la minima contezza della difficoltà di prendere decine di decisioni nel corso dei novanta minuti.
A maggior ragione ciò è più complicato in una classica come Juventus-Milan che, ovviamente, deve essere valutata complessivamente e senza soffermarsi su piccolezze che hanno importanza limitata. E’ chiaro: ciò non significa che si possa sbagliare oppure arbitrale senza sufficiente attenzione. Semplicemente ciò vuol dire che esistono partite differenti e che differenti devono essere gli approcci valutativi.
Quel che mi ha particolarmente colpito della direzione di Maresca è l’evidenza di miglioramenti chiari su tanti piccoli difetti che, con pazienza, il campano sta eliminando, smussando gli angoli caratteriali ed aumentando esponenzialmente la propria autorevolezza.
Con ciò non sto affermando di non seguire le trasmissioni televisive: le guardo anche io se non ho nulla di meglio da fare.
L’importante è seguire questi opinionismi televisivi con la giusta leggerezza, senza pensare che chi giudica si cimenti in tal compito con cognizione di causa. Alcuni ci riescono, altri non sanno di quel che parlano ma, ovviamente, sono liberi di esprimersi.
Siate tutti consapevoli, voi arbitri, di un concetto fondamentale: una direzione di gara NON si giudica sugli episodi. O, perlomeno, non solo sugli episodi che sono solo piccoli istanti nel corso di un impegno di oltre un’ora e mezza.
Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.
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