È notizia recente che la Corte federale d’appello della Figc, a sezioni unite, ha respinto il ricorso dell’ex arbitro Claudio Gavillucci, dismesso dall'Associazione Italiana Arbitri ufficialmente per "motivate ragioni tecniche" in quanto ultimo nella classifica di rendimento. La carriera del direttore di gara di Latina ci rimanda a quel famoso 13 maggio del 2018, giorno in cui decise di sospendere per più di tre minuti la gara tra Sampdoria e Napoli per cori di discriminazione territoriale intonati dai tifosi blucerchiati contro i napoletani.

Ma chi può decidere la sospensione di una partita? E come funziona la norma?

Prima di tutto è importante ricordare che dall’inizio del 2019  il Consiglio Federale ha deciso di modificare la procedura di sospensione temporanea delle partite in caso di cori discriminatori: come annunciato dalla Figc si scende da tre a due richiami. Al primo episodio le squadre andranno al centro del campo e all'eventuale secondo si recheranno negli spogliatoi. Per quanto riguarda invece la sospensione del match, l'autorità competente sarà sempre il responsabile per l'ordine pubblico. Non è l'arbitro dunque che può decidere la sospensione di una partita in presenza di cori razzisti o discriminatori. Non con le regole attuali della Figc, di concerto con il Ministero dell'Interno. E' scritto nell'articolo 62 delle Noif Figc. Eccone i passaggi fondamentali:

"Il responsabile dell'ordine pubblico dello stadio" che rileva la presenza di uno o più striscioni esposti dai tifosi, cori, grida e ogni altra manifestazione discriminatoria costituenti fatto grave "ordina all'arbitro, anche per tramite del quarto ufficiale o dell'assistente di non iniziare o sospendere la gara". Al provvedimento, dicono le regole attuali, andrà data la massima pubblicità: "Il pubblico presente dovrà essere informato sui motivi del mancato inizio o della sospensione con l'impianto di amplificazione sonora o altro mezzo adeguato". I messaggi servono anche per invitare il pubblico a togliere gli striscioni e ad interrompere gli eventuali cori.

Nel comma 8 dell'articolo 62 è scritto dettagliatamente cosa deve accadere in caso di sospensione della partita: "I calciatori dovranno rimanere al centro del campo insieme agli ufficiali di gara. Nel caso di prolungamento della sospensione, in considerazione delle condizioni climatiche ed ambientali, l'arbitro potrà insindacabilmente ordinare alle squadre di rientrare negli spogliatoi". La decisione ultima sulla ripresa del gioco è, però, sempre delegata al responsabile dell'ordine pubblico: "L'arbitro riprenderà o darà inizio alla gara solo su ordine del responsabile". La sospensione o il ritardo non potranno durare oltre 45 minuti. L'arbitro dovrà poi segnalare nel suo referto tutto quanto accaduto e la Giustizia sportiva emetterà i suoi provvedimenti sulla base di quella relazione.

Fino ad oggi la misura estrema non è mai stata applicata nella massima serie, mentre un’altra sospensione temporanea avvenne per uno spiacevole episodio riguardante ancora una volta il Napoli durante la sfida dell’Olimpico del febbraio del 2016: l’arbitro Massimiliano Irrati sospese il match per diversi minuti, dopo gli ignobili cori partiti dalla curva laziale contro il difensore senegalese Koulibaly. Si legge testualmente nel documento inoltrato all’ex giudice sportivo Tosel che decise di chiudere per 2 turni la Curva Nord e per un turno i Distinti dello stadio Olimpico di Roma: "Durante la sospensione di 3’40", veniva effettuato l’annuncio dello speaker. Prima di far riprendere la gara avvisavo il responsabile dell’ordine pubblico che avrei ripreso il gioco e che, da quel minuto sino alla fine della gara, avrei atteso sue indicazioni in ordine all’eventuale sospensione definitiva. Al minuto 24 e 50 secondi riprendevo il gioco da quel punto sino a fine partita. Tramite il quarto ufficiale di gara, ricevevo l’indicazione dal responsabile dell’ordine pubblico di far proseguire la gara nonostante in alcune occasioni i cori fossero proseguiti".

Un passo decisamente importante è stato fatto dalla FIFA, che ha deciso di inasprire le pene nei confronti di chi si rende protagonista di comportamenti discriminatori. È quanto è emerso dal nuovo codice disciplinare, entrato in vigore lo scorso 15 luglio. Per i calciatori interverrà una squalifica pesante che parte da un minimo di 10 giornate, mentre le squadre possono arrivare a perdere una partita qualora si verificassero in modo reiterato simili episodi. In pratica, se il direttore di gara conclude la procedura delle fasi, la gara verrà dichiarata persa.

Le sanzioni saranno applicate nelle sfide delle competizioni ufficiali della Fifa, comprendendo dunque anche le qualificazioni ai Mondiali del 2022. “Colore della pelle, l’origine etnica, geografica o sociale, il sesso e l’orientamento sessuale, la disabilità, la lingua, la religione, le opinioni politiche o qualsiasi altro status”: nessuna differenza per la discriminazione.

Commenti (1)

    • ettore
    • 2019-07-22 17:41:06
    Bell'articolo, w l'arbitraggio
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