Orsato e l’Inter, tre anni di polemiche e tante invenzioni

E dunque, dopo oltre tre anni da quell’Inter-Juventus del 2018, Daniele Orsato tornerà domenica ad incrociare la squadra di Milano.
In questo periodo ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, per una vicenda che, oggettivamente, è stata gestita male dall’AIA.

In realtà non è nemmeno corretto scrivere “dall’AIA”: ci arrivo.
Prima di tutto deve essere spazzato via un assioma che, nel tempo, è quasi diventata una realtà storica, come spesso capita.
E’ capitato più volte in passato che una notizia palesemente falsa sia stata ripetuta talmente tante volte da diventare una realtà storica.
Prendiamo un precedente che tutti conosciamo: Juventus-Inter del 1998.
Tutti ricorderanno il famosissimo scontro in area tra Ronaldo e Iuliano, la scelta di Ceccarini di lasciar correre, il ribaltamento di fronte, il rigore concesso per fallo su Del Piero, il compianto Gigi Simoni in campo a protestare assieme a tutti i suoi calciatori.
Ebbene, se chiedessimo a cento persone se Ceccarini, dopo quella gara, venne allontanato dai campi della Serie A, novantanove risponderebbero affermativamente.
Questo perché tale affermazione è stata ripetuta talmente tante volte da essere diventato un dato di fatto, come a giustificare che anche Orsato avrebbe dovuto essere dismesso dopo quell’errore.
In realtà Ceccarini non venne estromesso dalla CAN A/B al termine di quella stagione. Continuò, al contrario, ad arbitrare in A e B per la stagione successiva, collezionando 17 presenze nella massima serie l’anno successivo e dirigendo l’Inter nella sconfitta a Salerno per 2-0 (circa dodici mesi dopo i fatti di Torino).
Solo alla fine della stagione 1998/1999 venne dismesso dalla CAN A/B per raggiunti limiti di età: essendo nato nell’ottobre 1953, aveva compiuto i 45 anni proprio nel corso di quel campionato e, ai tempi, i regolamenti interni all’AIA non prevedevano alcun tipo di deroga (oggi, ricordiamolo, si può arbitrare fino al compimento del 50esimo anno di età).
Ceccarini chiuse la propria carriera il 16 maggio 1999 in Parma-Piacenza (0-1 il risultato finale) e non certo per le polemiche furiose seguite a Juventus-Inter ma solo per la conclusione naturale del percorso sulla base delle norme di funzionamento.

I social sono quel che ieri era il passaparola: in assenza di social il passaparola si sedimentava attraverso gli anni, sui social (essendo cambiata completamente la trasmissione di informazioni, spesso infondate e/o inventate) il processo è molto più rapido e bastano tre anni per rende certezza quel che, in realtà, è una sciocchezza sesquipedale.

Arrivo al punto.
Da tre anni si dice che l’Inter avesse, di fatto, posto un paletto all’AIA, chiedendo espressamente che Orsato non venisse designato per le loro partite.
Ebbene, questa è una verità virtuale.
L’Inter, dopo quella gara, fece sicuramente sentire la propria voce, soprattutto mediaticamente, ma non ha mai posto un veto alla designazione di Orsato.
Se anche ci fosse stata una richiesta in tal senso, la stessa sarebbe stata rispedita al mittente per un motivo molto semplice: accogliere la richiesta di una società avrebbe provocato il rischio della reazione a catena, cioè quella di pretese identiche da parte di altre società nei confronti di arbitri specifici.

In realtà, come ricorderanno coloro che mi seguono da molto tempo, negli anni scorsi ho spesso “rimproverato” bonoriamente Rizzoli per questa scelta (perché di scelta si tratta), dato che la designazione per quell’Inter-Juventus fu del bolognese e che, nei tre anni successivi, fu sempre lui il capo della CAN A prima e della CAN riunificata dopo.
Così come sono stato sempre critico con Rizzoli per questa assurda preclusione, allo stesso tempo ho ribadito più volte che, con il nuovo responsabile Rocchi, mi aspettavo Orsato e l’Inter fin da subito. Non nascondo che me lo aspettavo in Inter-Genoa alla prima giornata ma forse è meglio un avvicinamento più soft con la squadra nerazzurra impegnata in trasferta. Poi ci sarà il tempo anche di vederlo a San Siro, ove sicuramente troverà un ambiente certamente più ostile ma per il quale ha sufficiente esperienza.

Torniamo un attimo a Rizzoli.
Si dice che, in questi anni, sia stato Orsato stesso a non voler arbitrare l’Inter.
Ecco, questa è una teoria sulla quale non ho mai avuto smentite secche.
Tendo ad escluderlo ma, se fosse vero, questa scelta continuata andrebbe ascritta a colpa di Rizzoli perché un designatore non può farsi imporre una decisione da un arbitro: per quanto le gerarchie nell’AIA, soprattutto nel massimo organo tecnico, siano più sfumate rispetto ad un normale ambiente di lavoro, rimane il fatto che chi sceglie non può essere indirizzato da chi deve essere scelto.
Personalmente tendo ad escludere questa ipotesi ma non ho dati a sufficienza per escluderne totalmente la fondatezza.

Detto ciò, Rocchi ha agito benissimo.
In passato è accaduto spesso che un arbitro venisse tenuto lontano da una determinata società dopo gare caratterizzate da polemiche roventi: è accaduto, per esempio, con Di Bello e Giacomelli con la Lazio (Lazio-Torino, rigore negato ed espulsione di Immobile nel giro di un minuto), è successo allo stesso Rocchi anni fa.
Ricordiamo quanto accadde.
Nella stagione 2014/2015, per la precisione il 5 ottobre 2014, Rocchi dirige (in maniera pessima) Juventus-Roma. Seguirono polemiche feroci e, dieci giorni dopo, l’arbitro fiorentino si presentò in televisione (sulla Rai) per una bizzarra intervista. Bizzarra perché, invece di parlare degli episodi di quella gara spiegando quanto accaduto, assistemmo ad una serie di domande, anche sul piano personale, che interessavano poco o nulla.
Ebbene, dopo quella gara Rocchi ritrovò la Juventus un anno dopo (Juventus-Torino ad ottobre 2015) e la Roma a novembre (Bologna-Roma).
Già quella scelta provocò parecchie polemiche all’interno dell’ambiente AIA: è possibile tenere un arbitro di prima fascia internazionale lontano da due società importanti per un anno?
In realtà era stata una scelta assurda allora come è stato ingiustificabile non far mai incrociare l’Inter ed il miglior arbitro del mondo del 2020. Investitura che non gli ha concesso il sottoscritto ma l’IFFHS al termine dell’anno scorso.

Il cambio di designatore ha certamente agevolato il superamento di una situazione che, in precedenza, si era ormai sedimentata. E se anche, in ipotesi, fosse stato l’arbitro a porre delle resistenze, sarebbe stato giusto insistere con i giusti input in questa direzione.
Perché Orsato dovrà arbitrare l’Inter e tutte le altre società nei big match, negli scontri diretti: in un periodo storico nel quale manca oggettivamente qualità nella classe arbitrale di vertice (per i motivi che ho già esposto in più occasioni in precedenza), sarebbe surreale continuare a privarsi di un elemento del genere nelle gare top.
Perché è vero che Orsato appare in netto calo fisico (ha 46 anni, nessuno rimane giovane per sempre: gli atleti si ritirano tra i 35 ed i 38 anni proprio per sopravvenuta mancanza di reattività, velocità, forza, potenza) ma è altrettanto vero che ha chiuso l’ultima stagione nettamente al primo posto della graduatoria al termine di un campionato nel quale ha indubbiamente sofferto le pene dell’inferno a livello di infortuni ma nel quale si è sempre contraddistinto per direzioni solide (con l’eccezione della mediocre prestazione in Lazio-Milan).
E poi, parliamoci chiaro: se un arbitro ponesse un veto ad una squadra, in che modo quello stesso designatore potrebbe non accogliere richieste simili da parte di altri componenti del gruppo arbitri? Ovvio che tale ipotesi non vada neppure presa in considerazione perché significherebbe perdere totalmente l’ascendente non sul singolo ma su tutto il gruppo degli “amministrati” (definizione, quest’ultima, cara al compianto Maurizio Mattei).

Cosa dobbiamo aspettarci per Sampdoria-Inter?
Per quanto mi riguarda mi attendo polemiche: qualsiasi piccola sbavatura sarà oggetto di attenzioni esagerate, anche solo una rimessa laterale sbagliata verrà etichettata.
Nulla di preoccupante: è attesa questa reazione come era attesa il profluvio di tweet acchiappalike nel giorno della pubblicazione della designazione.

Come reagiranno i giocatori ed i dirigenti dell’Inter?
Credo di poter dire, a buona ragione, che gli interessi il giusto, cioè poco o nulla.
Anzi, probabilmente sono pure contenti di trovare in campo il miglior arbitro del mondo 2020: potrà sbagliare, come tutti, ma certamente rappresenta una garanzia per tutti.

In ogni caso, al termine di questa esposizione, è doveroso un grande in bocca al lupo a tutti: ad Orsato che avrà il compito più difficile, a Rocchi per la scelta effettuata, ai collaboratori dell’arbitro che avranno il compito di tranquillizzarlo.
Perché sì, anche Orsato, nonostante 200 e più gare di serie A, un Europeo, decine di partite in Champions League, una finale continentale e tanto altro, scenderà in campo teso come poche volte in passato.

Perché è un essere umano.
Come tutti.
In bocca al lupo, Daniele.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati. Da questa stagione è talent arbitrale per DAZN.

Prodotto aggiunto alla lista dei desideri
Prodotto aggiungi al comparatore.