Sabato scorso si è disputata la finale di Champions League tra Tottenham e Liverpool che ha visto i Reds di Jurgen Klopp imporsi per 2-0 sugli Spurs di Maurizio Pochettino. Una partita che è entrata di diritto nella storia delle finali della massima competizione europea non tanto per il bel gioco, quanto per il calcio di rigore assegnato dall’arbitro sloveno Damir Skonima dopo appena ventitré secondi dal calcio d’inizio. Quello fischiato al Wanda Metropolitano infatti è il calcio di rigore più veloce mai concesso nella Champions League: tutto nasce dall’ingenuità di Sissoko che intercetta con il braccio largo un cross di Manè. Nessun dubbio per Skomina che indica subito il dischetto: il fischietto sloveno viene subito accerchiato – a onore del vero senza troppa veemanza - dai giocatori in maglia bianca. Il Var si prende qualche secondo per rivedere l’episodio ma la decisione non cambia. È la svolta del match. Il gol di Salah su calcio di rigore ha cambiato il volto della partita dopo appena un minuto. Le reazioni dei tifosi degli Spurs sulla decisione di Skomina non si sono fatte attendere: molti infatti si sono chiesti come mai il direttore di gara non sia andato a rivedere le immagini al Var, dato che il pallone tocca sì il braccio di Sissoko, ma soltanto dopo aver colpito l’ascella del giocatore francese. In tanti hanno chiesto spiegazioni sulla mancata chiamata del Var (che dalla prossima stagione verrà introdotta anche in Premier League), ma in realtà sulla decisione di Skomina non ci sono dubbi: si tratta infatti di un calcio di rigore fin troppo facile da valutare sia in campo (e la posizione dell’arbitro sloveno è perfetta), sia dall’olandese Makkelie al Var. Il regolamento infatti recita: “Non è di per sé automaticamente 'involontario' un fallo di mano che avviene dopo che il pallone è rimbalzato su altra parte del corpo. Va sempre considerata la congruità della posizione delle braccia in relazione al movimento che il calciatore sta effettuando”. La spiegazione citando il regolamento quindi fa chiarezza su quanto accaduto. Una finale di Champions League quindi che a differenza di altre volte, non lascerà dietro di sé una scia di polemiche. L’errore è tutto di Sissoko che, evidentemente non ancora entrato “in partita”, indica la sua porta con il braccio destro. Il motivo ci interessa relativamente, come sempre in queste occasioni c’è chi parla di “buon senso” (un rigore dato dopo 1 minuto, un giocatore che non vuole deliberatamente fare fallo), ma non dobbiamo mai dimenticarci che il buon senso è tale quando non penalizza una delle due squadre. Nel caso specifico, il Liverpool sarebbe stato privato di un rigore solare. Un altro potenziale fattore di rischio, in queste decisioni, è il falso mito del pallone che “tocca prima un’altra parte del corpo”. Come più volte ripetuto questo non derime dalla possibilità di fallo. Insomma, si è trattato di un fallo molto ingenuo, a memoria uno dei più ingenui in una finale, ma di un intervento da sanzionare. Questo episodio ci aiuta a capire innanzitutto quale deve essere la miglior posizione di un arbitro durante un’azione in area di rigore in modo da prendere la decisione corretta: il direttore di gara deve essere sufficientemente vicino all’azione di gioco per controllarla ed avere un’ottima visuale senza interferire col gioco stesso. Inoltre, nonostante l’episodio sia accaduto dopo appena venti secondi dal calcio d’inizio e abbia cambiato immediatamente il volto alla partita, è una decisione che Skomina deve prendere: non esiste buon senso, non ci sono dubbi. I provvedimenti si prendono dal primo all’ultimo secondo della partita (e anche dopo). Bravissimo in questo caso l’arbitro ad entrare subito in campo concentrato. Non è scontato, visto che non altrettanto si può dire del difensore del Tottenham che, evidentemente, non era ancora entrato in partita, visto che stava dando ai suoi compagni di squadra indicazioni che di solito si danno nel pre-partita.

La redazione

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