- Massimo Dotto
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Nicola Rizzoli è un grande comunicatore ed è stato un grande arbitro capace di trasformare i più grandi momenti di tensione in momenti di sport, riuscendo a spegnere sul nascere proteste, rimostranze, malumori. Dimostrando di essere Arbitro anche nell’errore, controllando l’effetto su di sé degli errori commessi e, in generale, dello stress.
In questi anni abbiamo avuto modo di conoscerlo anche attraverso delle interviste in cui ha parlato spesso della capacità che deve avere un arbitro di prendere decisioni, anche sotto stress.
Ispirandomi a quanto da lui detto in questi ultimi anni, di seguito svilupperò qualche considerazione, aggiungendo qualche consiglio per come gestire appunto una parte delle difficoltà di una gara.
Elenco degli argomenti trattati nell'articolo:
- Il tempo zero
- Il controllo delle emozioni
- L’equazione a 100 incognite
- L’effetto sorpresa
- La tensione
- La concentrazione
- Essere nell’arena
- I giusti livelli
Il tempo zero
Una delle difficoltà maggiori nell’arbitraggio è quella di dover prendere decisioni in tempo zero, sfruttando quello che è notoriamente conosciuto come istinto arbitrale. Questa mancanza di tempo è una variabile che non possiamo controllare, quindi è necessario prendere precauzioni per ridurre al minimo la difficoltà che tale necessità ci crea, sviluppando al meglio il nostro istinto arbitrale. Perché in campo spesso non c’è il tempo per pensare, e spesso se pensiamo a ciò che abbiamo fatto, non siamo più sul pezzo, con tutti i rischi del caso. Quindi liberate la mente e affidatevi all’istinto, quel tempo zero diverrà sempre più sufficiente per prendere le giuste decisioni. Uno degli obiettivi dell'arbitro è che l'istinto diventi una cosa razionale meccanica. Bisogna lavorarci, costantemente.
Il controllo delle emozioni
Rizzoli è un architetto e nel suo lavoro vuole creare degli spazi, vuole inventare dei luoghi, mentre nella sua passione, l’arbitraggio, ha sempre avuto la necessità di controllare quegli spazi e quei luoghi, che solitamente erano rappresentati dal terreno di gioco, e da tutti quei luoghi in cui essere arbitro comporta delle responsabilità.
Questo controllo spesso passa attraverso una non troppo diffusa capacità umana, ovvero il controllo delle emozioni e degli effetti che esse hanno sulla nostra capacità decisionale.
L’equazione a 100 incognite
Ma come facciamo a controllare le emozioni e prendere le decisioni giuste in un ambito in cui spesso ci troviamo da soli?
Nicola spesso fa il parallelismo tra la partita di calcio e una equazione con moltissime incognite, diciamo 100. Egli non ci fornisce la soluzione, perché come tutti noi non ha una formula magica per poterle risolvere tutte, ma ci fornisce una serie di suggerimenti utili per diminuirle anche a meno di 50 prima che la gara inizi.
Infatti una delle possibilità migliori che abbiamo per trovarne la soluzione è di scoprire un numero maggiore possibile di incognite prima dell'inizio della partita.
Quindi, per esempio, è necessario allenarsi fisicamente per non avere incognite legate alla maggiore distanza dall'azione o al calo di tenuta atletica e di conseguenza anche mentale, dato che la mancanza di tenuta sottrae ossigeno al cervello specie nella parte finale delle gare.
Per noi è necessario arrivare alla gara quindi senza stress fisico antecedente, tranquilli, con la giusta alimentazione, le giuste tempistiche e dormendo un numero di ore utili al riposo.
Inoltre è opportuno eliminare le variabili legate al luogo dove andiamo ad arbitrare, magari informandoci di come sia il clima atmosferico o il clima della partita (aspettative, rivalità, pubblico...).
Dobbiamo eliminare le variabili legate alla composizione e al modo di giocare delle due squadre, provando a conoscere in anticipo le eventuali criticità legate a questo o quel calciatore, cercando di conoscere in anticipo magari quelli più tecnici o quelli che battono le punizioni o quelli che battono i rigori, ecc.
Dobbiamo possibilmente essere preparati sul modo di giocare che hanno le squadre, magari attraverso la documentazione che troviamo in internet, soprattutto video. Possiamo sfruttare l'esperienza dei nostri colleghi, magari parlando in sezione o al polo di allenamento, facendoci ad esempio suggerire anche quali possono essere i calciatori leader o quelli che in qualche modo teoricamente creano maggiori problemi.
Una serie di variabili possono essere risolte nei momenti prima dell'inizio della gara, osservando i dirigenti, gli allenatori e calciatori, magari quando fanno riscaldamento mentre siamo anche noi sul terreno di gioco a scaldarci. Anche l'appello può essere un buon modo per raccogliere informazioni su che ci troviamo davanti.
D'altronde gli allenatori e i calciatori stessi preparano le loro gare spesso molto minuziosamente, perché non dovremmo farlo noi che in qualche modo dobbiamo conoscere entrambe le squadre e non solo una come loro?
L’effetto sorpresa
Per diminuire lo stress e l’errore inoltre bisogna assolutamente cercare di eliminare l’effetto sorpresa. Nicola lo indica come maggior “nemico” dell’arbitro. Tale effetto sorpresa spesso avviene a causa della nostra impreparazione, per esempio sul regolamento, che dovremmo conoscere alla perfezione per non incorrere in scelte che non sappiamo gestire o che ci creano ulteriori tensioni mentali, perché non siamo sicuri di aver gestito una casistica nel modo migliore. La preparazione, anche attraverso il continuo allenamento con l’analisi delle casistiche più disparate, aiuta a farci sentire meno impreparati e a non farci sorprendere mentre siamo in campo. Per questo suggerisco sempre di allenarsi attraverso il materiale messo a disposizione dal Settore Tecnico, dalle sezioni e da altre fonti, come il Gruppo Regolamento e Casistica su Facebook che aiuto a gestire. Personalmente insisto tantissimo sulla preparazione prima delle gare ovvero sulla conoscenza delle casistiche per esempio per non venir presi in contropiede da qualcosa che non sappiamo gestire. Dobbiamo riempire la nostra faretra di più frecce possibili in modo da scoccare quella giusta al momento giusto.
La tensione
Arbitrare vuol dire avere continue tensioni sin dalla prima rimessa laterale che segnaliamo, sin dal primo fallo che fischiamo, fino a quando cominciamo a prendere decisioni più complicate e ci rendiamo conto che le precedenti diminuiscono di intensità perché impariamo ad avere determinati meccanismi che pian piano ci creiamo, anche con una sorta di abitudine. Una meccanicità che aiuta a tenere controllati i livelli di tensione, attraverso appunto l’abitudine a controllare ciò che siamo in grado di controllare, l’abitudine ad imparare che non si può controllare tutto e che ripensare ad una scelta fatta talvolta ci porta a sbagliare la successiva.
La concentrazione
Dobbiamo inoltre considerare il fatto che qualcosa poi possa pure andare male, che vi sia un clima non troppo benevolo nei nostri confronti, che, in pratica, le cose non stiano girando bene. Quando ci troviamo di fronte ad una partita che sta girando male dobbiamo avere volontà di reagire, dobbiamo avere volontà di andare oltre l'ostacolo e ripetendosi una delle frasi suggerite da Nicola “io non mollo mai”, decidere di non sentire le intemperie, di non sentire il pubblico, di concentrarsi totalmente sulla gara, di guardare il gioco, di vivere le cose in maniera diversa allontanando la tensione. Sono i momenti in cui dobbiamo affidarci all’alchimia della concentrazione, che spesso è una barriera impenetrabile agli agenti esterni.
Essere nell’arena
L'importanza di avere il corretto approccio nel modo di vedere le cose è fondamentale, ed è qualcosa che si può imparare ad avere. Ognuno di noi arriva ad un punto in cui si rende conto che le emozioni influiscono tantissimo sul nostro modo di essere. Nell’arbitraggio tale presa di coscienza è fondamentale. Come ripete spesso Nicola “non è la stessa cosa parlare di tori che essere nell'arena” perché essere nell'arena è diverso, nell'arena c'è lo stress che incide tantissimo su tutto quello che facciamo e soprattutto sul nostro modo di vedere le cose, sulle nostre emozioni, le quali ricadono sulle nostre decisioni. Quindi è importante studiare se stessi, conoscersi e conoscere ciò che ci crea tensione in modo da risolvere prima possibile quelle variabili di cui parlavo prima. Ricordate che prendere una decisione sul terreno di gioco non vuol dire avere coraggio, vuol dire essersi preparati nel modo migliore per poterla prendere nel modo migliore, controllando le nostre emozioni ed evitando di essere impreparati perché il nemico dell'arbitro è proprio l'effetto sorpresa ed è per questo che spesso quando parlo con gli arbitri utilizzo l'espressione “aspettarsi l'inaspettato”.
I giusti livelli
Dobbiamo ricordarci di mantenere sempre il giusto livello di concentrazione e di tensione, che non deve essere né troppo, né troppo poco, perché è proprio nel momento in cui per esempio pensiamo che la gara sia finita o che un'azione sia finita, il momento in cui commettiamo l'errore che potrebbe in qualche modo pesare molto sulla gara. E noi arbitri sappiamo bene quanto prendere la corretta decisione in 100, 200, 300 situazioni sia effettivamente difficile, anche perché la stanchezza e il tempo che passa durante la gara, oltre a decine di altri fattori, rendono più difficili quelle scelte. Però di queste 300 scelte una parte importante è relativamente banale, fuorigioco semplici, calci d'angolo, falli laterali, contatti di gioco. Poi ci sono i falli o le decisioni difficili, diciamo una trentina, ovvero i falli e le infrazioni che decidiamo di punire, di questi 30 magari uno solo cambia la partita. E magari è lì che commettiamo un errore…
Ma dobbiamo mantenere il giusto livello di consapevolezza, dato che fortunatamente sappiamo anche quanto diverso sia il giudizio di chi deve giudicare un arbitro da quello dei tifosi e dei calciatori. Se davvero dovesse capitare quella scelta sbagliata, nel momento sbagliato, nell'episodio sbagliato state tranquilli, tutto ha il giusto peso. Dovete rendervi conto che spesso è solo questione di tempo perché capiti quello che possiamo definire un “errore cruciale”, ma soprattutto dovete rendervi conto che avere timore che accada aumenta in modo esponenziale la possibilità che accada, perché vi aumenta la tensione. Inoltre non è lì che si vede la vostra capacità di essere arbitri, perché si vede soprattutto nel modo in cui reagite a quell'errore, perché non possiamo controllare tutto! Quindi, come spiega bene Nicola: controllate ciò che potete!
Naturalmente preparandovi prima e soprattutto facendo in modo che ciò che potete controllare e “risolvere” sia la maggior parte degli accadimenti e delle casistiche.
Massimo Dotto
Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.
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