Una settimana è passata da un fatto di cronaca calcistica che ha lasciato enormi strascichi polemici e, purtroppo, pochi chiarimenti corretti in merito. Ho voluto affrontare solo ora la questione per fornire una spiegazione quanto più esaustiva possibile, rispondendo anche ad alcune delle osservazioni che sono nate in questi giorni e che hanno creato alcuni giudizi anche molto diversi l’uno dall’altro. Personalmente non ho particolari dubbi, come spesso accade, anche su questo episodio. Ma veniamo con ordine.

I fatti: 14 marzo 2021 alla Sardegna Arena si gioca Cagliari Juventus, valida per la ventisettesima giornata di Serie A. Attorno al minuto 13, con la Juventus in vantaggio 1 a 0, c’è un cross di Federico Chiesa dal lato destro dell’area di rigore del Cagliari, a circa 3 metri dalla linea di porta, in posizione centralissima. Il pallone è relativamente lento ed il portiere del Cagliari, Alessio Cragno, che si trova a circa un metro e mezzo dalla traiettoria del pallone allunga le mani “uscendo” in respinta alta con entrambe le mani. Cristiano Ronaldo, che al momento del cross si trova a circa sei metri dal punto di contatto, corre verso la porta avversaria, spicca un salto e protende la gamba a circa un metro e settanta da terra per colpire il pallone. Il portiere arriva per primo sul pallone e il piede dell’attaccante colpisce il volto e la spalla del portiere, provocandogli una lacerazione sul mento.

Ho letto molte analisi, alcune fondate, altre meno, sull’episodio con uguale certezza per chi sostiene il cartellino giallo e chi sostiene il cartellino rosso. Cerchiamo di fare chiarezza.

Partiamo dal regolamento che nella regola 12 a pag. 89 dice:

“- “Imprudenza” significa che il calciatore agisce con noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario e per questo deve essere ammonito.
- Con “vigoria sproporzionata” si intende che il calciatore eccede nell’uso della forza necessaria e mette in pericolo l’incolumità di un avversario e per questo deve essere espulso.”

e a pag. 97 aggiunge:

“Grave fallo di gioco

Un tackle o un contrasto che mette in pericolo l’incolumità di un avversario o commesso con vigoria sproporzionata o brutalità deve essere sanzionato come grave fallo di gioco. Qualsiasi calciatore che, in un contrasto per il possesso del pallone, colpisca un avversario da davanti, di lato o da dietro, utilizzando una o entrambe le gambe, con vigoria sproporzionata o che metta in pericolo l’incolumità di un avversario, si rende colpevole di un grave fallo di gioco.

Condotta violenta

Un calciatore si rende colpevole di condotta violenta quando usa o tenta di usare vigoria sproporzionata o brutalità contro un avversario in mancanza di contesa per il pallone, o contro un compagno di squadra, un dirigente, un ufficiale di gara, uno spettatore o qualsiasi altra persona, a prescindere dal fatto che si concretizzi o no un contatto.

Inoltre, un calciatore che, in mancanza di contesa per il pallone, colpisce intenzionalmente con le mani o le braccia un avversario o qualsiasi altra persona sulla testa o sul volto è colpevole di condotta violenta, a meno che la forza usata sia irrilevante. ”

Il regolamento, come ben si vede, non chiarisce quale provvedimento disciplinare debba essere preso, perché stabilisce delle definizioni che devono necessariamente essere interpretate e quindi siamo in pieno ambito soggettivo. Dire che il regolamento è chiaro, per determinare una scelta inequivocabile, in questo caso o è un errore, o è una semplificazione non accettabile.

Uno dei pochi punti chiari di quanto successo è che l’attaccante non aveva alcuna volontà di compiere un gesto che potesse far male all’avversario, quindi la parte relativa alla condotta violenta deve essere scartata, a ragion veduta. Altresì chiaro è che la mancanza di volontà non è in alcun modo motivo di derubrica di un fallo da rosso a fallo da giallo.
Questi due concetti devono essere due assiomi su cui basare l’intero ragionamento.

Ritengo a questo punto utile ricordare ed affrontare ad una ad una, alcune questioni relative a questa casistica e a questo caso in particolare, perché spesso sento argomentazioni errate in merito:

- la vigoria sproporzionata è una caratteristica comune sia alla condotta violenta che al grave fallo di gioco, quindi solitamente non è corretto distinguere tra vigoria sproporzionata e grave fallo di gioco poiché il secondo sussiste anche grazie alla prima. Oppure, per lo stesso motivo, è solitamente sbagliato parlare di grave fallo di gioco senza vigoria sproporzionata.

- un grave fallo di gioco sussiste anche in presenza di totale involontarietà dell’atto, quindi non ha senso dire “non è rosso perché non lo ha fatto apposta”. La volontarietà, nel caso di cartellino rosso, permette di distinguere una espulsione per grave fallo di gioco da una espulsione per condotta violenta. Tale distinzione non pesa dal punto di vista disciplinare per un arbitro, ma deve essere ben descritto nel referto di gara, poiché in sede di analisi del giudice sportivo solitamente porta a sanzioni di diversa gravità.

- il reale punto di contatto non cambia in questi casi la gravità del fallo. Al di là del fatto che è stato colpito il volto che è probabilmente in assoluto la zona più delicata del corpo (una lesione all’addome o al volto è inequivocabilmente più pericolosa di una lesione su una gamba). Quindi non ha senso valutare la pericolosità di un intervento in base all'effetto che sortisce sull'avversario. Ha perfettamente senso invece giudicarlo in base all'effetto che potrebbe avere se, per esempio, ci fosse un contatto qualche centimetro spostato da dove colpisce. Occhi, collo e gola sono a pochissimi centimetri.

- il fatto che il ginocchio non risulti bloccato e la gamba non completamente tesa non corrisponde ad un requisito sufficiente per derubricare la pericolosità del contatto. La “gamba tesa” infatti è un concetto relativo soprattutto agli interventi in tackle ad altezza gamba, più “in alto” ci si sposta sul corpo e più il contatto è verso le parti molli del corpo, meno forza serve per avere gravi conseguenze, specie con tacchetti esposti come in questo caso.

- si deve considerare la velocità d’impatto tenendo conto anche del movimento del portiere (che non commette nemmeno lontanamente alcuna infrazione, dato che è pienamente nelle sue facoltà e nel proprio diritto fare quel tipo di azione). Per valutare la dinamica possiamo dire che è ragionevolmente riconosciuto che un pallone lento e alto a circa 2.5/3 metri dalla porta ha come naturale il destinatario le mani del portiere. Lo imparano i ragazzini che giocano a calcio, quando si insegna loro a crossare, lo imparano gli arbitri perché è un momento di potenziale criticità, in cui il punto di vista può fare la differenza tra rilevare in modo corretto una infrazione e non vederla nemmeno perché “impallati”.

- Un rapido confronto con una “rovesciata” ci permette di capire che ci si trova in una situazione diversa. Infatti, tale gesto atletico ha caratteristiche diverse, generalmente meno pericolose:
 --- solitamente è sul posto e quindi sulla verticale di chi fa fallo, quindi non c'è movimento a colpire l'avversario, ovvero componente di spostamento laterale
 --- se c'è contatto, tale contatto è con la tomaia e non con i tacchetti, solitamente più pericolosi
 --- nella rovesciata la gamba è slanciata e non caricata del peso del corpo
 --- è un movimento che presuppone un controllo di quello che sta succedendo, da parte di chi subisce il fallo, perché è lui che in qualche modo invade lo spazio dell'avversario, mentre nel caso in questione è il contrario.
 --- nella rovesciata molto difficilmente il movimento di chi interviene con la mano / testa ha una componente di movimento contraria a quella di chi fa la rovesciata, perché dovrebbe intervenire dalla parte della testa di chi calcia, quindi non vi è somma di forze a rendere più pericoloso l’intervento.
Resta che anche una rovesciata può essere sanzionata con un cartellino rosso, ma i casi sono molto più limitati per quanto detto.

- non vi è rallentamento da parte dell’attaccante, a possibile motivo di minore punibilità, perché nel momento in cui si rende conto della presenza del portiere e al momento del contatto è in volo, e quindi non ha alcuna possibilità di rallentare il proprio movimento. Sicuramente prova a lasciare non bloccato il ginocchio, ma il ginocchio si piega per effetto del contatto non per una contrazione volontaria, poiché non vi è nella dinamica, e nei tempi di risposta, la possibilità di farlo.

- che il pallone arriva da un cross è ininfluente perché non è una discriminante

- che l’attaccante veda il portiere solo un istante prima è ininfluente per la questione della volontarietà in precedenza trattata

- che l’impatto sia inevitabile non conta, il calciatore è pienamente conscio di quello che sta facendo e deve evitare preventivamente di trovarsi in elevazione senza controllo del corpo, ovvero senza possibilità di fermarsi, in una condizione in cui l’utilizzo delle gambe è deprecabile.

Capitolo VAR: se dal terreno di gioco l’arbitro pare in difficoltà perché al momento del contatto si trova almeno parzialmente impallato e può non cogliere a pieno la gravità dell’intervento, difficile è dare una spiegazione al mancato intervento del VAR. Probabilmente, e questa è una mia personale interpretazione, ha pensato troppo. E più si pensa su questi episodi e li si suddivide in frame e sotto-movimenti, più ci si allontana dalla realtà. Una sorta di principio d'indeterminazione di Heisenberg applicato all’arbitraggio. Più si cerca di vedere il dettaglio, meno si capisce la dinamica. Quindi il fatto che il ginocchio non sia bloccato, il fatto che il volto sia colpito ma non in pieno, il fatto che il piede al momento dell’impatto non sia a 90 gradi rispetto alla gamba, fanno perdere la corretta cognizione che vede queste caratteristiche decisamente marginali rispetto alla evidente estrema pericolosità del gesto.

Probabilmente sarebbe stato un ottimo episodio per l’utilizzo di un “challenge”, ovvero quella “chiamata” al VAR da parte della squadra che subisce l’infrazione, che è allo studio dell’IFAB.

Riassumendo:
Alzare una gamba andando contro un avversario in una zona di piena competenza dell'avversario per contendere il pallone ad altezza volto è inequivocabilmente qualcosa di sproporzionato, perché il movimento proporzionato, in questo caso, sarebbe stato ad esempio un colpo di testa.
Velocità, gamba protesa, movimento a colpire, tacchetti esposti fanno la vigoria sproporzionata.
La mancanza di possibilità del portiere di attutire il corpo e la mancanza di possibilità dell'attaccante di rallentare quando è in volo acuiscono enormemente la pericolosità del gesto.

A mio avviso si tratta di un errore di valutazione. Credo che non vi sia altra risposta alla domanda “il portiere ha rischiato di avere delle gravi conseguenze?” che non sia un “sì”.
Lavoriamo tutti assieme per formare una sinergia che possa portare sempre più alla consapevolezza delle corrette interpretazioni del regolamento, avendo come obiettivo l’uniformità tanto agognata e tutelando quanto più possibile l’incolumità dei calciatori con la prevenzione prima e le corrette decisioni disciplinari poi.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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