- Katia Catera
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Il comportamento nei confronti dell'arbitro da parte dei giocatori in campo molto spesso è caratterizzato da contestazioni, proteste e disapprovazioni, non di rado in modo maleducato o ingiurioso. I calciatori infatti, nei momenti cruciali di una partita, data la carica agonistica e il grande coinvolgimento emotivo, hanno delle reazioni impulsive di rabbia, rivolte il più delle volte al direttore di gara, reo secondo il loro pensiero, di una decisione ingiusta nei loro confronti o nei confronti della squadra a cui appartengono.
È soprattutto nel nostro campionato che i giocatori si sentono in dovere di contestare ogni decisione dell'arbitro. Se escludiamo il momento del sorteggio con la monetina per la scelta del campo, tutto quello che segue è sindacabile. E le immagini tv sono impietose: si discute in modo acceso per ogni rimessa laterale, figuriamoci per le cose più importanti. Nell'ultima stagione gli arbitri sono stati un po' più severi, alzando spesso il cartellino a causa di proteste. E a volte mostrando anche il rosso diretto. Ma non è bastato: episodi da far west con l'arbitro accerchiato dopo aver preso una decisione, sono ancora la normalità. Nonostante l’introduzione del Var, che in parte ha ridotto le sanzioni per proteste, si vedono ancora scene di giocatori che aggrediscono verbalmente l’arbitro, ponendosi con veemenza a pochi centimetri da loro. Non a caso Rizzoli, durante le assemblee con le società e con i direttori di gara, ha spesso ribadito che i questuanti devono essere puniti. Soltanto il capitano può chiedere spiegazioni (usando il buon senso), senza gesti plateali. Altrimenti anche lui deve essere sanzionato.
La regola
E comunque la regola parla chiaro: “Un calciatore, titolare, di riserva o sostituito, deve essere ammonito se protesta con parole e gesti (nei confronti degli ufficiali di gara)”. Nulla di più semplice.
Come comportarsi?
La risposta arriva direttamente dall’ottimo arbitraggio di Fabio Maresca nella partita di domenica sera tra Cagliari e Inter. Il direttore di gara della sezione di Napoli al 58° minuto di gioco ammonisce Nainggolan che protesta a lungo sulla distanza di Lukaku dalla barriera cagliaritana, durante il calcio di punizione di Sensi: una lamentela inutile dato che l’attaccante belga è a un metro dal muro rossoblù. Davanti alle insistenti (e ferventi) proteste del centrocampista del Cagliari, Maresca non può far altro che estrarre il cartellino giallo. Situazione molto simile nove minuti dopo, quando ad essere ammonito è il capitano della squadra sarda Ceppitelli: le incessanti e furiose proteste del difensore centrale cagliaritano, che chiedeva a gran voce un rigore per fallo di mano di Brozovic (nonostante il braccio del croato fosse aderente al corpo), hanno portato il direttore di gara a tirar fuori il cartellino giallo.
L’arbitraggio di Maresca mostra chiaramente come comportarsi davanti a proteste del genere: corpo rigido, petto in fuori e soprattutto mai e poi mai indietreggiare o mostrare segni di debolezza o di indecisione. Per un arbitro infatti è fondamentale dirigere una partita con autorità e sicurezza, mostrando sempre personalità e carattere. Rappresenterà così l’icona del fischietto disponibile al dialogo ed un approccio concentrato, pacifico ma allo stesso tempo severo, dispensando un sorriso benevolo e indulgente.
Sarà forse un caso, ma specie sulle proteste, i calciatori delle squadre italiane spesso cambiano atteggiamento nelle gare di Champions, di Europa League e con le rispettive nazionali. Protestano molto di meno, evitano capannelli e rincorse agli arbitri. Questo perché sanno benissimo di non potersi permettersi comportamenti irrispettosi, pena una ammonizione pesante. In Italia invece fino a poco tempo fa le cose andavano diversamente: ecco perché si è deciso di tollerare sempre meno le proteste, che così facendo non saranno più una zona franca. Con buona pace di tutti. Capitani inclusi.
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