- Katia Catera
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Nell’immaginario collettivo spesso il direttore di gara viene identificato come “quello cattivo”, una delle poche figure istituzionali al mondo in grado di esercitare completamente il proprio potere, una creatura misteriosa che fa paura come tutto ciò che non si conosce e di cui non si riesce a comprendere la natura. L’arbitro è così, molti ne parlano ed arrivano a temerlo o ad elevarlo ad alibi nel momento del bisogno, ma in pochi indagano sulla sua figura o si sforzano di capire cosa si celi dietro fischietto e cartellini. Per rendere meno spaventoso e più umano questo individuo, bisogna comprendere che dietro la “maschera” del giudice supremo, colui che potrebbe stravolgere con una sola decisione l’intera annata di una squadra di calcio, si nasconde una normalissima persona, fatta di pregi, difetti e perché no, di tatuaggi.
Il tatuaggio ormai è diventato un simbolo, un modo per segnarsi in maniera indelebile, un momento importante della propria vita o semplicemente qualcosa che piace da disegnare sulla propria pelle. Ma siamo così sicuri che in tutti i contesti sia possibile esporli tranquillamente? Un arbitro ad esempio, può avere dei tatuaggi? Seppur la moda del tatuaggio ha invaso il mondo del calcio, non siamo ancora abituati a vedere un arbitro tatuato. Ma chi ha deciso che soltanto i calciatori possono sfoggiare stravaganze in mezzo al campo?
In Italia si è rivoluzionato questo concetto di arbitro con Paolo Silvio Mazzoleni della sezione di Bergamo: proprio lui, soprattutto nelle ultime stagioni, è stato l’unico a mostrarli con più insistenza visto che i polsini e le maniche corte delle sue divise riescono a coprirli sempre meno. Tifosissimo della Fortitudo, fresca di promozione in Serie A, il direttore di gara ha tatuata un’aquila, simbolo della squadra di basket, sul polso sinistro. C’è anche chi invece ha deciso di nasconderli scegliendo di utilizzare sempre e comunque una divisa a manica lunga: stiamo parlando dell’ex arbitro inglese Mark Clattenburg! La storia dei suoi tatuaggi è davvero simpatica, perché lui ha deciso di aggiungere alcuni "segni particolari" sul suo corpo al termine della stagione 2016, che l’ha visto protagonista dapprima a maggio, nella finale di Champions League di Milano tra Real e Atletico, poi a luglio nella finale del Campionato Europeo tra Francia e Portogallo. Proprio questi ricordi Clattenburg li ha voluti rendere indimenticabili facendosi tatuare in Spagna, durante le vacanze, sia la coppa dalle grandi orecchie sul polso sinistro che il logo degli Europei sull'avambraccio.
Saranno dunque Mazzoleni e Clattenburg gli apripista di una nuova categoria, quella dei direttori di gara che mostrano i loro tatuaggi? Se nel calcio potrebbe anche essere così, non si può dire lo stesso per quanto riguarda la pallamano: ai Mondiali del 2017 infatti l’arbitro macedone Dragan Nachevki fu costretto ad indossare una manica sul braccio sinistro per coprire il proprio nome tatuato, poiché definiti “ad alto rischio per la salute e diseducativi”. Da qui l’obbligo imposto agli arbitri e agli ufficiali di gara di pallamano “a coprire i loro tatuaggi, in modo da non essere visibili e da dare loro per primi il buon esempio” contro questa pratica sempre più diffusa.
Una cosa è certa, un vero arbitro, così come un tatuaggio, a prescindere dalla sua categoria, riuscirà sempre a “lasciare il segno”.
La Redazione
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