Volevo dare come titolo a questo articolo un più colorito “come fregare l’osservatore”, ma mi hanno fatto notare subito i numerosi amici osservatori che sarebbe stato un tantino troppo esagerato. Quindi ho deciso di cambiare il titolo ma di mantenere intatto il contenuto. Infatti cercherò di darvi qualche dritta, da esperienze vissute, per agire in modo da guadagnare qualche punto con l’osservatore e, perché no, un buon voto. Ma non è certo quello il fine. Infatti il tutto è voluto naturalmente e soprattutto per gestire meglio determinate situazioni e, di conseguenza, la gara. Il “voto” infatti non dovrebbe mai essere un obiettivo, ma una conseguenza del vostro lavoro.

 

Elenco degli argomenti trattati nell'articolo:

> il rapporto con l’osservatore

> fare bene le cose semplici

> non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione

> il briefing e il controllo del campo

 

 

Il rapporto con l’osservatore

 

Il rapporto con l'osservatore è sempre stato piuttosto conflittuale sia da parte degli arbitri, sia da parte degli assistenti perché purtroppo c'è sempre una sorta di paura di fondo e una non completa coscienza del fatto che non è certo il voto di una prestazione, soprattutto nelle categorie inferiori, a determinare la stagione dell'arbitro. 

Le stesse sezioni, almeno questa è mia percezione per esperienza personale, tendono a volte a scaricare le “colpe” dei loro ragazzi sulla figura dell’osservatore. Non ho mai amato, per usare un eufemismo, questo atteggiamento e forse questo è uno dei motivi per cui i rapporti con i miei dirigenti sezionali non era di piena connivenza. Io sono un tecnico, insegno tecnica, la politica non è affar mio.


Il problema riguarda il fatto che cercare scuse, spesso di fronte ad una prestazione obiettivamente non ottimale, significa togliere all’osservatore motivazione per sbilanciarsi un po’ in positivo dato che l’autocritica e la capacità di autoanalisi sono sempre segnali di maturità

Alle volte succede che la prestazione non venga valutata in modo particolarmente positivo perché l’arbitro non ha capito ancora bene cosa volesse effettivamente l’osservatore (e quindi l’organo tecnico), oppure quali fossero i dettagli che ha trascurato, che avrebbero potuto portare a qualcosa di buono se tenuti in giusta considerazione. 

Tale mancata coscienza a volte è dovuta ad una errata conoscenza di quanti particolari e dettagli un osservatore sia in grado di cogliere. Dettagli che aiutano l’osservatore oltre che a formulare una serie di opportuni suggerimenti su come migliorare, a formare il suo giudizio e, di conseguenza il voto.

 

 

Fare bene le cose semplici

 

Spesso quando parlo ai miei ragazzi insegnando loro quello che la mia esperienza è riuscita a donarmi, unitamente allo studio che pratico quotidianamente, è che è soprattutto necessario fare bene le cose semplici. Sistemare tutta una serie di dettagli, che, una volta adeguati a quanto richiesto, resteranno come costante positiva durante tutte le prestazioni e formeranno una base solida su cui costruire la propria gara

Naturalmente mettendoci del nostro e amplificando i nostri talenti.

Però visto che sono un po' “fuori dal giro” da qualche anno, per completare la mia visione ho deciso di chiedere ad un po’ di amici osservatori quali siano oggigiorno alcuni degli aspetti non corretti nel comportamento degli arbitri e degli assistenti, e ho deciso di farvi un piccolo riassunto in modo che possiate essere un pochino più attenti. Perché in fondo l'osservatore guarda spesso le solite cose. E non è sempre complicato ottenere buoni risultati. Oggi come allora.

 

 

Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione

 

Partiamo dal principio, ovvero dall'arrivo al campo di gioco e dai primi istanti con i dirigenti. Un momento molto più importante di quanto spesso un arbitro o una terna non possano immaginare, e fondamentale sotto molti aspetti, dato che, come si dice, non c'è una seconda occasione per fare una buona prima impressione

Spesso abbiamo osservatori che arrivano molto presto al campo e quindi anche l'orario di arrivo può essere uno di quei motivi di valutazione all'interno del comportamentale che possono in qualche modo aver peso nel giudizio complessivo. 

 

Talvolta capita di osservare il primo approccio con l’addetto all'arbitro verificando il modo in cui l’arbitro si pone, eventuali sorrisi e strette di mano, la disinvoltura con cui si propone, oltre che notare particolari nello sguardo e nelle movenze che ne possano più o meno denotare per esempio altezzosità, cura della persona oppure signorilità. 

In questi casi attenzione a non lasciarsi andare a troppe confidenze, pur conoscendo la realtà dove si va ad arbitrare, perché oltre agli occhi dell’osservatore ci sono tutti quelli dei giocatori e dei dirigenti che cominciano ad “annusare” da subito che aria tira. E se siete troppo amici di una o l’altra squadra, non partite col passo giusto.

 

 

Il briefing e il controllo del campo

 

Quello che sarà poi il rapporto con i colleghi assistenti si coglie piuttosto chiaramente già nelle due fasi precedenti l'inizio della gara: il briefing sul terreno di gioco e, più avanti, il riscaldamento.

Mentre stilavo la lista delle cose da dirvi in questa “piccola guida” mi girava nella testa spesso la frase “fare bene le cose facili” perché una volta che abbiamo fatto bene le cose facili dimostriamo attenzione ai particolari e soprattutto dimostriamo la nostra indole a non sottovalutare gli aspetti di base dell’essere arbitro. A partire dal modo di vestirsi e quindi di presentarsi al briefing nel terreno di gioco, di rapportarsi con le prime persone che si incontrano, di valutare lo stato del terreno di gioco. Sono tutti aspetti molto semplici da curare in modo ottimale e di sicuro impatto anche per le squadre che in quei primi minuti vi stanno già “soppesando”.

 

Il briefing quindi è un altro bel momento in cui diamo segnali all’osservatore. 

Cerchiamo di non stare troppo vicini alle squadre stesse nel momento in cui parliamo tra di noi e andiamo a vedere le porte, le bandierine e soprattutto, per gli assistenti, la zona dove passeranno i 90 minuti della gara, in modo da ambientarsi e verificare che il terreno non abbia bisogno di qualche sistemazione.

Altra questione importante è verificare che dall'altra parte del terreno di gioco ci siano punti di riferimento per poter essere efficaci nell’allineamento. Pericoloso infatti sarebbe “giustificare” un mancato allineamento durante la gara con la mancanza di punti di riferimento, quando a ben vedere essi ci sono, oppure rendersi conto della loro esistenza solo dopo alcuni minuti di gara.

 

Essendo stato dirigente di una squadra di calcio ho visto, anche con lo sguardo di chi sta “dall’altra parte”, parecchi arbitri passare sul campo del mio paese e alle volte mi sono reso conto che la superficialità dimostrata anche nei primi momenti era un chiaro indizio di quello che sarebbe successo poi sul terreno di gioco. Nulla di grave s’intende, ma sono quei particolari spesso che “impediscono” all’osservatore di avere un quadro che lo faccia propendere per premiare, magari con qualche frazione di voto in più, in modo da arrivare al tanto agognato 010 superiore. 

 

Un briefing fatto in modo corretto è già un ottimo punto di partenza per evitare impasse durante la gara. All’osservatore piace vedere le terne che si spostano sul terreno di gioco con gli arbitri che danno le indicazioni, che suggeriscono i vari gesti da fare o le angolazioni migliori per valutare e mantenere il contatto visivo, simulano determinate situazioni magari in alcune parti del terreno di gioco che sono borderline per la loro competenza e quella degli assistenti.

Parallelamente è utile vedere assistenti che non rimangono passivi ma intervengono portando la loro esperienza per formare una sinergia. Evitiamo però di invertire i ruoli, l’arbitro, per quanto giovane e inesperto, resta sempre e comunque capo terna.

 

Punto dopo punto si costruisce fin da subito la gara e di conseguenza si accompagna la lettura che ne darà l’osservatore verso una positività di fondo che potrebbe aiutare. 

Infatti sono tutti elementi che permetteranno all’osservatore di decifrare in anticipo collaborazioni, interazioni e “chiamate” più o meno difficili, più o meno corrette. Ma sempre con la coscienza che la terna si è adoperata da subito per agire nel miglior modo possibile.

 

Nella fase iniziale abbiamo anche questioni banali come il controllo delle reti, ma anche tutto quello che c'è attorno. Per esempio se ci sono oggetti pericolosi oppure se ci sono cancelli aperti che vanno chiusi prima dell’ingresso in campo. Non è un bel segnale vedere che restano aperti o vedere che li si fa chiudere quando tutto è pronto per entrare in campo. Sono tutti elementi facili da sistemare, elementi che un buon osservatore comincia a inserire nel cassetto del comportamentale.

 

 

Vedete quanti elementi un buon osservatore ha già a disposizione per valutare il vostro essere arbitri ed essere squadra fin da subito? Vedete quanti particolari magari per poca attenzione da arbitri lasciamo lungo il percorso che ci porta all’inizio della gara?

E questo è solo una parte di ciò che si apprezza da fuori, una minima parte. 

Ricordate che anche ciò che avviene negli spogliatoi o nei dintorni degli stessi potrebbe venire all’orecchio dell’osservatore e se sono questioni negative, la frittata non è tanto quella rilevata dall’osservatore ma quella che è già successa nei confronti delle squadre, e a quello dovete pensare. 

 

Se costruite punto per punto la vostra gara, ciò che percepirà l’osservatore non potrà che essere positivo, al di là delle “sfortune” della gara stessa o degli episodi. E in questo lo “fregherete”, ovvero nell’aver dimostrato quello che valete e non offrirete il fianco alle critiche, per mancanza di fatti che possano, appunto, essere criticati. 

La settimana prossima scenderete in campo e l’osservatore si accomoderà sugli spalti, e cercheremo di capire qualche altro “trucchetto” per apparire bene, che non è altro che il modo corretto per fare qualcosa che in primis giova alla vostra direzione di gara e quindi qualcosa che vi farà, prima che apparire, essere arbitri.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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