Quando nel 1999 l’IFAB decise di introdurre la simulazione fra i “comportamenti antisportivi”, lo fece cercando di perseguire due obiettivi. Se da un lato si sanziona il tentativo del giocatore di trarre vantaggio da un avversario innocente, dall’altro si cerca di tutelare l’arbitro da giocatori che cercano di farla franca. Per il regolamento, infatti, a rendere la simulazione un comportamento antisportivo è “il tentativo di ingannare l’arbitro”: se in campo l’arbitro rappresenta il garante delle regole che reggono il gioco, il tentativo di ingannare la sua istituzione diventa una vera e propria frode ai danni del calcio, oltre che un prendersi gioco della sua credibilità. E nonostante con l’ausilio del Var si è drasticamente ridotto il numero delle simulazioni (-43%), l’attualità continua a parlarci di episodi abbastanza controversi che lasciano gli addetti ai lavori molto più che attoniti.

Ultimamente ha fatto discutere la simulazione di Mertens in Fiorentina-Napoli che ha fruttato il calcio di rigore rivelatosi poi decisivo per la vittoria finale della squadra di Ancelotti. C’è chi ha richiesto la prova Tv (che non c’è stata), chi ha criticato, e anche chi ha condannato. Poi è arrivato il gesto poco sportivo di Bonucci in Nazionale, che è costato l’ammonizione e l’espulsione per doppio giallo a Karapetyan, il centravanti dell’Armenia: non certamente un’immagine di livello per il calcio italiano. L’ultimo in ordine di tempo è accaduto domenica pomeriggio durante Brescia - Bologna. Al 48’ Dessena cade in area di rigore rossoblù dopo aver allungato la gamba e cercato il contatto con Orsolini: l’arbitro Rocchi però, in perfetta posizione, vede tutto ed ammonisce il centrocampista per simulazione. Seconda ammonizione per lui e Brescia in inferiorità numerica. In questo caso è stato palese il tentativo del numero ventisette delle rondinelle di procurarsi un calcio di rigore inesistente. A nulla è valso il tentativo di Dessena di provare a rimediare all’ingenuità comunicando a Rocchi la mancanza di contatto: il giocatore bresciano ha cercato di ingannare l’arbitro, che ha giustamente optato per la sanzione disciplinare.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di simulazione?

La simulazione è una tipologia di fallo particolare, di difficile individuazione, perché non ha una dinamica ben definita come ad esempio può essere un fallo di mano, ed è totalmente soggetta alla intuizione e alla capacità dell’arbitro. In genere, quando un attaccante simula viene punito con un cartellino giallo. Purtroppo bisogna dire che la simulazione è un atto comportamentale che nasce quasi sempre nelle scuole di calcio, dove spesso gli allenatori, che nel contempo sono anche maestri ed educatori, si rivolgono ai piccoli calciatori chiedendo loro di essere furbi e di “cercare” il calcio di rigore.

Si tratta comunque di un atteggiamento antisportivo, e come tale viene sanzionato con un calcio di punizione indiretto e con il cartellino giallo. Spiega infatti il regolamento:

Un calcio di punizione indiretto è parimenti accordato alla squadra avversaria, se un calciatore, a giudizio degli arbitri:

  • gioca in modo pericoloso in presenza di un avversario
  • ostacola la progressione di un avversario
  • ostacola il portiere nell’atto di lanciare il pallone che ha tra le mani
  • commette nei confronti di un compagno di squadra una delle nove infrazioni sanzionabili con un calcio di punizione diretto se commessa nei confronti di un avversario
  • commette qualunque altra infrazione precedentemente non menzionata nella Regola 12 o in un’altra Regola, per la quale il gioco è stato interrotto per ammonire o espellere un calciatore.

E poi ancora:

Un calciatore deve essere ammonito, se commette una delle seguenti sette infrazioni:

  • si rende colpevole di comportamento antisportivo
  • protesta con parole e gesti
  • infrange ripetutamente le Regole del Gioco del Calcio a Cinque
  • ritarda la ripresa del gioco
  • non rispetta la distanza prescritta quando il gioco viene ripreso con un calcio d’angolo, un calcio di punizione o una rimessa dalla linea laterale (calciatori difendenti)
  • entra o rientra sul rettangolo di gioco senza la preventiva autorizzazione degli arbitri o infrange la procedura della sostituzione
  • abbandona deliberatamente il rettangolo di gioco senza l’autorizzazione degli arbitri.

Ma è giusto punire dei comportamenti così scorretti e poco ortodossi soltanto con il cartellino giallo?

Ciò che è necessario ricordare è che un arbitro deve limitarsi a sanzionare la simulazione e mai a fare giustizia. Il rischio di un provvedimento più pesante nei confronti di chi simula, qualora l’arbitro dovesse avere una svista e sanzionare erroneamente l’infrazione (da lui valutata) con il cartellino rosso, comporterebbe seriamente l’esito di una partita, lasciando una delle due squadre in inferiorità numerica. Di sicuro con l’aiuto del Var questi errori verrebbero meno; inoltre si potrebbero valutare e codificare tutte quelle simulazioni “importanti” che tendono chiaramente ad ingannare l’arbitro e lo spirito del gioco (dato che ad oggi questo comportamento antisportivo viene sanzionato con lo stesso provvedimento, che sia in area di rigore o a centrocampo): simulazioni che portano dunque ad un calcio di rigore (vedi il caso Mertens) o all’espulsione di un avversario (vedi Bonucci contro l’Armenia), potrebbero anche essere punite con il rosso diretto.

Ma quando il Var non c’è?

Sarà fondamentale applicare il regolamento ed essere sempre lucidi, nonostante certi atteggiamenti siano incresciosi e facciano salire il sangue alla testa. Bisogna piuttosto ricordarsi che l’attendibilità delle decisioni prese cresce in base alla minore distanza dall’azione di gioco:  essere vicino all’azione colloca il direttore di gara in una condizione sicuramente più favorevole per valutare il tutto in maniera corretta. A tal fine, è necessario che un arbitro si sposti sempre con rapidità, che entri, all’occorrenza all’interno dell’area di rigore e che segua le azioni stando possibilmente in linea con il pallone, oppure leggermente in avanti, precedendone lo sviluppo. È necessario, insomma, essere al posto giusto al momento giusto, assicurandosi di avere una buona visuale ma senza intralciare il gioco.

Nel frattempo vedremo se l’IFAB prenderà una nuova posizione anche su questa brutta tendenza che porta a rovinare lo spirito del gioco ed il fair play. E non solo nel mondo del calcio.

Commenti (0)

Nessun commento per ora
Prodotto aggiunto alla lista dei desideri
Prodotto aggiungi al comparatore.