- Luca Marelli
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In questi giorni la confusione regna incontrastata sui media: giornali, siti web e televisioni si rincorrono per poter comunicare le ipotesi più fantasiose. È davvero complesso star dietro a tutti e, soprattutto, capire quali notizie siano reali o quantomeno verosimili. Sul fronte regolamentare pare che siano state effettivamente proposte alcune modifiche che potremmo definire "emergenziali", nel senso che alcune norme verranno rimodulate non in termini definitive ma solo per rispondere alla questione coronavirus.
In particolare sono due le ipotesi al vaglio:
- maggior numero di sostituzioni a disposizione delle squadre;
- divieto di sputare sul terreno di gioco.
Partiamo dalla seconda fattispecie che è, allo stesso tempo, la più curiosa e la più complessa.
Lo sputo è un'abitudine oggettivamente nauseante. Vedere qualcuno sputare per strada è rivoltante (a meno che non si viva in alcune parti dell'estremo oriente), in campo provoca meno effetto perché è un gesto a cui siamo abituati. Dirò di più: anche a me, da arbitro, capitava di espellere della saliva durante la partita, più come un sorta di "tic" che come necessità reale. Sinceramente non ho idea se tale gesto sia solo una pessima abitudine od abbia una spiegazione logica. Di certo c'è che queste immagini non si vedono mai nelle palestre e raramente in altri sport individuali (penso, per esempio, al tennis).
Quale sarebbe, dunque, la proposta transitoria?
Come sappiamo (in questo ambito non è necessario essere medici per averne conoscenza) il virus col quale stiamo combattendo da mesi si trasmette per via aerea, attraverso le microgocce di saliva che si emettono con uno starnuto, un colpo di tosse, semplicemente parlando.
È per questo motivo che siamo tutti costretti, per poter uscire di casa, ad indossare le mascherine, siano esse chirurgiche, FFP2 o FFP3: ormai siamo diventati esperti in questo particolare settore manifatturiero.
Le mascherine non eliminano del tutto il rischio contagio ma lo limitano di molto: probabilmente ci dovremo abituare ad usarle per parecchio tempo: usciremo di casa ripetendo a noi stessi "chiavi prese, soldi in tasca, documenti nella valigetta, mascherina sulla faccia". Triste ma necessario, perlomeno fino al momento in cui un vaccino non ci proteggerà oppure fino al giorno in cui il covid-19 deciderà di sparire come accadde con la SARS.
Impraticabile l'ipotesi che lo sport ricominci con l'utilizzo delle mascherine: aldilà del fatto che andrebbero cambiate ogni 10 minuti (sempre che non si rompano prima, magari in occasione di un contrasto di testa), provocherebbero enormi problemi di respirazione ad atleti che, per novanta minuti, hanno battiti cardiaci superiori a 160 e respiro affannato per lo sforzo agonistico.
Pensate alla vostra personale esperienza: in questi giorni caldi ma non caldissimi tenere la mascherina sul volto è una vera tortura. Immaginate ora di doverla indossare per novanta minuti con temperature ben più elevate a giugno-luglio: impossibile.
Ed attenzione a non banalizzare con un semplice "tanto finirà tutto a breve". Ce lo auguriamo tutti ma non è affatto detto che sarà così: se il virus dovesse resistere in circolazione, questa problematica sarà attuale anche da settembre in poi perciò sottovalutare la questione è assolutamente fuori luogo.
Spiegato in poche righe il motivo per cui sarebbe impossibile giocare con le mascherine, si pone il problema degli sputi a terra. La questione viene riportata al fatto che quello stesso sputo potrebbe essere fonte di contagio.
Come?
Lo so che fa schifo anche solo a parlarne ma, se ci pensiamo, accade da decenni. Su quello sputo i calciatori corrono, scivolano, a volte cadono sopra. Ovvio che, in tempi normali, si sorvoli su questioni oggettivamente nauseanti ma che possono risolversi con una doccia a fine partita e con un lavaggio a sessanta gradi delle divise. In tempi di pandemia la questione diventa un filo più sostanziale.
Che fare, dunque?
L'ipotesi è quella di introdurre il cartellino giallo per quei tesserati che verranno colti nell'atto di sputare a terra. Ora, deve essere evidenziato un particolare: è un'ipotesi che NON è stata ufficialmente confermata anche se la fonte è Michel D'Hooghe, presidente del comitato medico della FIFA. La questione è ben poco marginale e la gestione di una tale ipotetica sanzione lo è ancor meno. La personale opinione in merito non eccepisce sulla necessità di evitare questo gesto: è un'abitudine che gradirei scomparisse del tutto e sono anche d'accordo sulla sensibilizzazione sul tema perché i tesserati devono comprendere che si tratta di una discussione necessaria in tempo di pandemia. Detto ciò, sono totalmente in disaccordo sulla sanzione disciplinare ipotizzata dalla FIFA che sta riflettendo sulla classificazione come comportamento antisportivo, punito con il cartellino giallo. Il disaccordo nasce da una constatazione di fatto: è impossibile che un arbitro, due assistenti ed il quarto ufficiale possano controllare ventidue calciatori in campo e venti persone in panchina contemporaneamente. Se dovesse passare una proposta del genere, non sono tanto le polemiche a preoccupare (si pensi a telecamere che riprendono uno sputo non rilevato dagli arbitri) quanto la disparità di trattamento che si creerebbe: giocatori lontani trenta metri dall'azione sarebbero fuori dal controllo di chiunque, altri verrebbero ammoniti perché casualmente sotto lo sguardo degli ufficiali di gara. Un caos inverosimile è scontato e quel che ne deriverebbe è una conseguenza di non poco conto: squalifiche per alcuni giocatori e nessuna sanzione per altri. Il risultato sarebbe sempre il solito: la ricerca di sputi nelle immagini per attaccare la mancata sanzione disciplinare, gli arbitri che verrebbero ritenuti responsabili di non avere una novantina di occhi direzionati in ogni dove.
È abbastanza semplice ritenere inattuabile questa proposta.
La strada giusta è quella di buon senso: spiegare con dovizia di particolari la necessità di evitare comportamenti del genere per tutelare la salute propria e dei colleghi calciatori.
Perché poi si creerebbe un ulteriore paradosso: che fare col sudore, inevitabilmente prodotto in quantità maggiori con temperature più calde? Si deve giocare con tute da sommozzatori impermeabili?
Non avrebbe alcun senso, oggettivamente.
Più sensata l'idea di introdurre transitoriamente un maggior numero di sostituzioni, perlomeno fino a quando il virus verrà definitivamente sconfitto. La FIFA è da decenni attentissima all'integrità dei calciatori tanto da aver introdotto negli anni sanzioni sempre più rigide in caso di tackle pericolosi ai danni degli avversari. In una situazione del tutto particolare come questa è facile ipotizzare un numero maggiore di infortuni per una serie di circostanze:
- partite ogni tre giorni;
- preparazione fisico-atletica non perfetta, considerando i brevi tempi a disposizione per allenamenti e riposo;
- temperature medie molto più elevate di quelle a cui si è abituati (soprattutto considerando l'alta incidenza dell'afa nell'estate di alcuni paesi, in particolare quelli mediterranei come Italia o Spagna).
Per tali motivi la FIFA sta ipotizzando di concedere alle società la possibilità di procedere a cinque sostituzioni nei tempi regolamentari, oltre ad una sesta negli eventuali tempi supplementari (coppe nazionali ed internazionali). Oggi la regola è di tre sostituzioni più una.
Naturalmente la FIFA è attenta anche a non aprire la strada ad un utilizzo strumentale delle sostituzioni a fini tattici: è facile immaginare, infatti, che gli allenatori potrebbero approfittare della concessione per spezzettare ulteriormente la gara, facendo leva sui cambi per perdere tempo o allentare la pressione offensiva degli avversari nei minuti finali.
In tale ottica la proposta della FIFA è molto intelligente: concedere cinque sostituzioni ma divisi in tre slot. Ciò significa che saranno concessi due cambi in più ma le interruzioni possibili non potranno essere più di tre (più una quarta eventuale nei tempi supplementari). In sostanza, se un allenatore decidesse di procedere ad una sostituzione per volta, la sua squadra potrà cambiare solo tre calciatori. Per poterne alternare cinque dovrà procedere a sostituzioni contemporanee. Con questo schema, perciò, la durata complessiva delle gare non verrebbe in alcun modo dilatata ma si tutelerebbe solo la salute dei calciatori, limitando il rischio di infortuni e consentendo ai giocatori di risparmiare qualche energia per gli impegni successivi.
Un'ultima nota.
Non sono un medico e non ci penso nemmeno a calarmi in un argomento del quale non ho alcuna competenza.
Mi limito ad un'osservazione.
Ho trovato curioso che la federazione francese abbia deciso l'interruzione della stagione già il 30 aprile, ben prima del limite concesso per la conclusione della stagione (ad oggi fissata per inizio agosto). Ciò non tanto per la scelta di assegnare lo scudetto al PSG (che, con dodici punti di vantaggio ed una gara in meno della seconda, di fatto l'aveva già in bacheca) ma per le conseguenze giuridiche di una tale decisione: i ricorsi fioccheranno e rischiano seriamente di ritrovarsi tra sei mesi con i campionati bloccati da sentenze ed appelli, considerando che il virus esiste ma non ha modificato il diritto.
Senza dimenticare un fatto: la federazione francese ha affermato di voler cominciare la nuova stagione il prossimo 22/23 agosto.
In quella data il virus ci sarà ancora.
Che faranno, dunque?
Non inizieranno oppure inizieranno?
Il paradosso è che dovranno riprendere esattamente nelle condizioni di oggi, con un rischio presente ma, al limite, con un fattore di contagio leggermente inferiore.
A mio parere la soluzione più sensata è un'altra: attendere una presa di posizione della FIFA che dichiari la stagione annullata per tutti, con la conseguenza di congelare ogni campionato, senza assegnazione dei titoli e con retrocessioni/promozioni bloccate.
Un costo enorme per alcune società (si pensi in Italia a Benevento e Monza) ma mi pare l'unica via d'uscita per evitare che la prossima stagione sia limitata alla cronaca dalle aule giudiziarie...
Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.
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