Uno sguardo al (non) regolamento: la regola 18

Quante volte avete sentito questa espressione?

Quante volte avete sentito parlare di buon senso e di regola non scritta?
Per i meno attenti, la regola 18 non esiste: il regolamento del gioco del calcio si compone di 17 regole (oltre a direttive degli Organi Tecnici, circolari, chiarimenti durante la stagione ecc.).

Attorno a questa famosa ma inesistente regola 18 è cresciuto un ginepraio di leggende metropolitane, spesso veicolate da commentatori che affrontano un argomento quasi sconosciuto. Un po’ come se il sottoscritto, domani, decidesse di andare a Chicago senza nemmeno una guida turistica: a spanne conosco la città perché ci son stato anni fa ma, al di là di luoghi conosciuti, nel giro di un’oretta mi perderei nei meandri della metropoli.

Uno dei principi basilari della nostra attività è il seguente: una sanzione disciplinare risparmiata è, nella gran parte dei casi, un errore.
Prendiamo, ad esempio, un fallo commesso per SPA (azione potenzialmente pericolosa): se un arbitro fischia e non ammonisce il calciatore responsabile, non agisce nel solco del buonsenso (anche se l’azione si sviluppa all’ultimo minuto di recupero) ma commette un errore, come tale passibile di penalizzazione da parte dell’osservatore e/o Organo Tecnico presente.
Altro esempio.
Se il difensore della squadra che sta perdendo 5-0 commette abbatte un avversario lanciato a rete al limite dell’area ed impedendogli di segnare una rete, l’arbitro deve espellerlo per regolamento. Se l’arbitro, al contrario, decidesse di sorvolare perché la sua squadra sta perdendo con cinque reti di scarto, commetterebbe un errore. Un errore Grave.

In quale momento, dunque, il buonsenso può essere invocato?
Gli esempi sono molteplici e sarebbe anche inutile proporvi una elencazione, soprattutto perché sarebbe giocoforza una lista incompleta: il calcio è uno sport che ha la caratteristica unica di offrire sempre nuove fattispecie e di rinnovare continuamente la casistica.
Per usare un paradosso, se un giorno decidessi di scrivere un libro con tutte le possibili decisioni da assumere durante una gara, dovrei scrivere un volume di diecimila pagine. A quel libro, però, mancherebbero almeno duemila pagine di fattispecie possibili.
Se un giorno, poi, volessi aggiornare quel volume, aggiungerei altre cinquemila pagine. E ne mancherebbero ancora duemila…

Perciò l’applicazione del buon senso è forse la più complessa delle norme di comportamento per un arbitro e rispecchia una regola generale: l’eccezione è generalmente un errore (perché pone gli individui su piani differenti, anche se per un breve periodo), è accettabile solo in determinate (ma rare) circostanze.

La giurisprudenza, per esempio, ha più volte prosciolto dal reato di evasione fiscale chi abbia agito in stato di necessità (eccezione) ma non ha mai assolto chi abbia volutamente occultato guadagni al fisco per arricchirsi di più.

Tornando all’esempio della squadra in svantaggio per 5-0.
Capita che, giunti all’89esimo con un risultato così ampio, le squadre decidano tacitamente di non giocare più. Un arbitro intelligente, in queste circostanze, eviterà di allungare il recupero eccessivamente, utilizzando un po’ di buonsenso. Un minuto, due minuti, doccia per tutti e buona giornata.

Se un ragazzino degli esordienti, con la sua squadra sotto per dieci a zero, commette un DOGSO, non è sbagliato chiudere un occhio, magari spiegando al bambino per quale motivo non è stato espulso e come evitare in futuro una sanzione del genere. Non dobbiamo essere i carnefici dei calciatori, a maggior ragione non dobbiamo esserlo con dei bambini che, prima di tutto, devono divertirsi ed imparare a divertirsi.

Se in una partita ad eliminazione diretta una squadra perde con cinque reti di scarto, un arbitro scaltro fischia la fine al 90esimo esatto: non c’è alcuna possibilità di recupero ma solo il rischio che qualcuno possa procurare o procurarsi infortuni per falli di frustrazione.
Ma attenzione: se le cinque reti di scarto sono il risultato parziale della gara di andata, è meglio proseguire perché nel ritorno non si sa mai.

Insomma, come avrete capito il buonsenso non è né una regola né un codice di comportamento.
La definizione migliore è quella di eccezione e, come tutte le eccezioni, il campo di applicazione è limitatissimo.

Per chiudere una frase che leggerete spesso, declinata con varie modalità.
Questo spazio è utilizzato per fornire ai più giovani delle linee guida generiche che possono essere utili per la crescita. Tali indicazioni sono basate sicuramente sull’esperienza personale (che chiunque di voi implementerà negli anni) ma, soprattutto, sulla base di:
- partecipazione personale alle riunioni tecniche in sezione;
- consigli ricevuti negli anni da arbitri che ai tempi erano più esperti ed in attività;
- colloqui con osservatori ed organi tecnici.
Ciò per dire che dovrete utilizzare quel che leggerete in questo spazio con il medesimo approccio di quanto sopra elencato: razionalizzare quel che leggete, memorizzare quelli che vi sembrano consigli utili, lasciar perdere ciò che non fa parte della vostra indole.
Perciò vi posso consigliare di rilassarvi nello spogliatoio leggendo Zio Paperone come facevo quando ero in attività ma certamente un tal consiglio potete metterlo da parte se preferite ascoltare musica o leggere un manuale di fisica teorica.
L’importante è che non perdiate mai contatto con il fulcro della nostra attività: la sezione, il luogo più prezioso per un qualsiasi arbitro.
Perlomeno per quelli che ambiscono a raggiungere determinati traguardi...

Grazie a tutti dell’attenzione.

 

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

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