UEFA Euro 2020, venerdì 02/07/2021, l'Italia con una bella prova di squadra ha la meglio su un coriaceo Belgio per 2 a 1. L'arbitro Slavko Vincic, 41 anni sloveno, ha scelto di punire con un calcio di rigore un contatto in area italiana al termine del primo tempo. Ma non è stato l’unico contatto su cui si è dibattuto, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza e rivediamo quel "discusso" rigore confrontandolo con altri due casi avvenuti nella stessa partita. Capiremo ancora una volta che in questi casi l’operato dell'arbitro è tutt'altro che semplice e che la percezione del tifoso spesso amplifica o sminuisce gli accadimenti in base a chi subisce il presunto "torto arbitrale".
Prima di arrivare al calcio di rigore assegnato al Belgio, vediamo cosa è successo qualche istante prima del gol di Nicolò Barella.
I fatti: minuto 31, pallone in area di rigore belga, controllo imperfetto di Ciro Immobile che alza il pallone e protende la gamba destra per calciarlo. Vi riesce ma viene colpito sul polpaccio da un tentativo di controllo di Jan Vertonghen. Quest'ultimo, con l'avversario che rotola a terra tenendosi la gamba, prova ad uscire dall'area di rigore. Il pallone giunge a Marco Verratti che serve Nicolò Barella che abilmente si libera della marcatura di due avversari e scarica un destro imparabile alla destra del portiere. Uno a zero Italia. Immobile, che fino a quel momento, 10 secondi dopo il contatto, era rimasto a terra "dolorante", si rende conto della rete segnata, si alza e si unisce ai festeggiamenti dei compagni.
Guardando bene le immagini si può notare che con molta probabilità l'attaccante italiano viene toccato dall'avversario. Ciò che avviene dopo però fa molto riflettere, specie in un ambito di valutazione di punibilità di quel tocco e di difficoltà interpretativa arbitrale. Guardando il comportamento del calciatore italiano si capisce che si tratta chiaramente di una amplificazione di quanto accaduto. Infatti, Immobile, immediatamente dopo la rete, pare non subire più le conseguenze del calcio sulla gamba. Tanto da far pensare che quel calcio sia un semplice lieve tocco. Dal punto di vista regolamentare la logica è sempre quella che ricade nei tre casi "classici" della regola 12 a pag. 89:
- “Negligenza” significa che il calciatore mostra una mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto o che agisce senza precauzione. Non è necessario alcun provvedimento disciplinare.
- “Imprudenza” significa che il calciatore agisce con noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario e per questo deve essere ammonito.
- Con “vigoria sproporzionata” si intende che il calciatore eccede nell’uso della forza necessaria e mette in pericolo l’incolumità di un avversario e per questo deve essere espulso.
Ma come si fa a valutare l'intensità di un contatto quando questo è amplificato da chi lo subisce. Se l'Italia non avesse segnato, VAR sarebbe intervenuto? Perché l'arbitro non ha fischiato l'intervento di Vertonghen? L'applicazione del vantaggio è plausibile?
Probabilmente l'arbitro non ha avuto certezze del contatto e per questo non ha fischiato. Non è plausibile l'applicazione del vantaggio dato che il pallone va verso l’esterno dell'area di rigore e per dare vantaggio su un fallo da rigore bisogna trovarsi decisamente di fronte ad una evidente occasione di segnare una rete nell'immediato. Invece, nel caso della rete di Barella, il pallone esce dall'area e solo successivamente vi rientra creando una occasione di segnare.
Sul contatto, essendoci stata una rete, VAR naturalmente non interviene pur non essendo un vantaggio come da prassi (regola 5 pag. 58: "Quando e come deve essere applicato il “vantaggio”? L’arbitro deve lasciar proseguire il gioco in presenza di un’infrazione, nei casi evidenti in cui ritiene che interrompendolo risulterebbe avvantaggiata la squadra che ha commesso l’infrazione stessa. Qualora il presunto vantaggio non si concretizzi nell’immediatezza (entro 1-2 secondi), l’arbitro interromperà il gioco e punirà l’infrazione iniziale.").
Il problema sorge, dal punto di vista arbitrale, nel momento in cui l'arbitro si renda conto del contatto e veda stramazzare a terra il calciatore colpito. Evidentemente il presunto effetto sull'attaccante viene percepito come parte del contatto stesso e in quel caso l'accentuazione può portare l'arbitro a fischiare come falloso un contatto che potrebbe non essere considerato negligente in situazione normale.
Sussistono gli estremi per una sanzione disciplinare nei confronti dell'attaccante italiano? Tecnicamente sì dato che a pag. 94, regola 12 leggiamo:
"Ammonizioni per comportamento antisportivo
Ci sono differenti circostanze nelle quali un calciatore deve essere ammonito per comportamento antisportivo, compreso se:
- tenta di ingannare l’arbitro, ad esempio fingendo un infortunio o di aver subito un fallo (simulazione)".
Nel caso in questione, quindi potrebbe esserci sia il fallo che l'ammonizione per aver simulato un infortunio che, a conti fatti, evidentemente non c'è. Si tratta di una fattispecie però ancora non tenuta in considerazione, dato che solitamente non si punisce l'accentuazione, ma tecnicamente vi sarebbe la possibilità di farlo. Nel nostro caso VAR sarebbe potuto intervenire se avesse rilevato che non vi fosse stato contatto tra le gambe e l'attaccante fosse caduto a terra simulando in toto un contatto falloso inesistente. In quel caso, essendoci una chiara ed evidente infrazione da parte della squadra in attacco non rilevata dall’arbitro, la rete sarebbe stata annullata, il calciatore ammonito e si sarebbe ripreso con un calcio di punizione indiretto per la squadra difendente.
Potrebbe sussistere la prova TV? Per quanto riguarda la legislazione FIGC nel blog ne ho parlato in questo articolo "L'errore tecnico, questo sconosciuto", visto che si tratta comunque di un fallo e della sua accentuazione quindi la risposta è probabilmente negativa. Ho approfondito la simulazione in quest'altro articolo diviso in due parti: "La simulazione tra cultura, regole e percezione" e questa lettura ci permette di valutare meglio quanto successo sia in questo episodio che nei due seguenti.
Veniamo quindi al calcio di rigore fischiato.
I fatti: minuto 46, Jeremy Doku, vera spina nel fianco azzurro per tutta la partita, viene servito lateralmente sulla sinistra ed entra in velocità in area di rigore, lungo la linea corta dell'area. Giovanni Di Lorenzo lo affronta prima con un contatto spalla contro spalla e poi allargando il braccio sinistro che spinge sul fianco del numero 25 belga, il quale cade a terra. Spinta all'interno dell'area di rigore, Vincic a poco meno di 15 metri, fischia il calcio di rigore.
La questione è più o meno come quella precedente, solo che in questo caso abbiamo una spinta, fattispecie più difficile da interpretare rispetto al calcio, perché i confini tra fallo e non fallo sono più labili.
Qui il duplice "problema" per l'arbitro è che da una parte abbiamo un difensore che allarga il braccio e inequivocabilmente spinge sul fianco/schiena dell'avversario, mentre dall'altra abbiamo un attaccante che, sentito la spinta, probabilmente accentua l'effetto e finisce a terra.
Rigore? Dipende dalla sensibilità dell'arbitro centrale che è in pieno controllo e che dovrebbe giudicare in relazione al metro valutativo utilizzato fino a quel momento.
VAR è tagliato fuori poiché in casi come questi determinare un chiaro ed evidente errore è altamente improbabile. A meno che l'arbitro non dica di aver visto uno sgambetto, che non c'è stato, o che abbia avuto percezione di una dinamica differente. In questo caso fischiare il rigore, specie per l'ingenuità del difendente, appare una scelta comprensibile, per quanto a mio parere sia una scelta non particolarmente in linea con il metro fino a quel momento applicato.
Esiste la possibilità di un intervento per sanzionare una simulazione da parte dell'attaccante? Sinceramente credo di no, certo non fa di tutto per rimanere in piedi, ma da qui a categorizzare quel movimento come una simulazione, ne passa.
Abbiamo quindi fino ad ora visto due casi che rispecchiano a pieno le criticità di valutazioni borderline in cui sensibilità, punto di vista ed esperienza portano a fare ragionamenti talvolta diversi. Uno degli errori più comuni è considerare due o più casi identici, come quello successo qualche minuto dopo che vedremo essere solo paragonabile ai precedenti, ma non uguale.
I fatti: minuto 57, Federico Chiesa dalla destra effettua un passaggio a Jorginho all'interno dell'area di rigore. il numero 8 italiano controlla il pallone e da dietro Kevin De Bruyne cerca di intervenire colla gamba destra e lo spinge leggermente col corpo. L'attaccante cade mentre il difendente sta ritraendo la gamba. L'arbitro lascia correre.
Anche qui l'arbitro deve valutare un contatto, una leggera spinta e una gamba per qualche istante messa ad ostruire il movimento dell'attaccante, il quale, da parte sua, appena resosi conto della situazione, si lascia cadere.
Rispetto all'episodio precedente qui manca l'evidenza del gesto, non vi sono elementi nel, pur parzialmente ingenuo movimento del difensore, per dare forza ad una ipotesi di negligenza. Tanto è vero che nei secondi successivi, ci sono state proteste da parte degli italiani che reclamavano il rigore e proteste da parte dei belgi che volevano l'ammonizione dell'attaccante per simulazione. Probabilmente in questo caso è stata correttamente presa la decisione di lasciar correre. Troppo poco per un fallo, troppo poco per una simulazione. Il fatto che l'arbitro avesse fischiato rigore per l'intervento di Di Lorenzo, che per taluni risulta di "punibilità analoga" all'intervento di De Bruyne, non cambia la plausibilità della scelta fatta. Sia perché per la percezione dell'arbitro la punibilità può essere facilmente diversa tra i due episodi e il confine tra fallo e non fallo passare propri tra i due casi, sia perché una delle due decisioni potrebbe essere un errore.

Come abbiamo visto il comportamento colpevolmente poco prudente dei difensori e la più o meno evidente accentuazione dei contatti degli attaccanti possono creare delle distorsioni della realtà che solo la sensibilità, l'esperienza e la capacità degli arbitri possono valutare al meglio. Il fatto che se ne possa parlare così lungamente è sicuramente prova che questi, come altri casi, non sono affatto semplici da valutare e spesso non ci si trova né in presenza di un contatto "assolutamente da fallo" né in presenza di un contatto "assolutamente da simulazione".

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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